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  La famiglia Visconti

 

 

 

Antica famiglia feudale di parte ghibellina

La famiglia Visconti avviò il proprio periodo di gloria verso la fine del XIII secolo, una volta sconfitta la famiglia rivale dei Torriani.

I primi «Signori» di Milano appartenenti alla Casata furono Giovanni e Luchino. Il primo, arcivescovo di Milano, era il detentore del potere politico, mentre il secondo fu abile amministratore della città e delle finanze comunali.

Giovanni istituì la figura della Signoria e lasciò eredi i nipoti Barnabò, Galeazzo e Matteo.

Verso la metà del XIV sec. si ebbe un declino, mentre la signoria era governata contemporaneamente da Matteo II, Galeazzo II e Bernabò: infatti i Visconti furono attaccati tre volte da coalizioni di stati italiani promosse dai pontefici, che nei signori di Milano vedevano un ostacolo per la supremazia della chiesa sull'Italia.

Dopo, Galeazzo e Bernabò si liberarono presto di Matteo  avvelenandolo e si divisero il Ducato, pur diffidando l'uno dell'altro per tutta la loro vita.

La stessa sorte di Matteo toccò poi a Barnabò: Gian Galeazzo, ambizioso figlio di Galeazzo, se ne liberò divenendo unico signore di Milano a ventisette anni.

La famiglia raggiunse il massimo splendore e potenza con Gian Galeazzo, che in breve conquistò diversi territori nell'Italia settentrionale e centrale.

Nel 1386 Gian Galeazzo pose la prima pietra del Duomo di Milano e fu colui che autorizzò anche la costruzione di un'altra opera, meno celebre ma di grande interesse: il Castello di Grazzano, attorno al quale, successivamente, si sviluppò il borgo. Occasione per la costruzione fu il matrimonio della sorella Beatrice con Giovanni Anguissola. La stessa famiglia Anguissola fu padrona del castello e delle terre ad esso legate sino al 1870, anno in cui tutto tornò ai Visconti.

 

Lo stemma della famiglia dei Visconti consisteva in uno scudo rappresentante una vipera con un bambino in bocca, sopra la cui testa stava una piccola corona. Sopra lo scudo vi era una visiera abbassata, sormontata da una testa di una vipera simile a quella descritta sopra, con delle frange portanti il motto "Vipereos mores non violabo"

 

 

 Da Jacopo per il WL