LE VOSTRE RICERCHE

 LA RIVOLUZIONE FRANCESE

 

INTRODUZIONE

 Il ‘700 fu per la Francia un periodo di crisi in quanto dopo molte guerre si trovò in condizioni economiche e finanziarie disastrose, anche a causa della partecipazione finanziaria alla rivoluzione americana che aveva aggravato ulteriormente il debito dello stato. 
Dalla morte di Luigi XIV, nel 1715, in poi si succedettero sul trono re incapaci  che mal governarono il paese. 
Anche il tentativo fatto da Luigi XVI di risollevare le gravi condizioni in cui si trovava la Francia, chiamando al governo valenti ministri, non ebbe risultato. 
Dal 1756 al 1763 la Francia era stata impegnata nella guerra dei “Sette anni”, combattuta insieme all’Austria contro la Prussia e l’Inghilterra. In seguito a questa guerra la Francia dovette rinunciare ad alcune colonie come Canada e Florida a vantaggio dell’Inghilterra, che divenne così la maggior potenza coloniale di tutto il mondo.
Nel 1789, il malcontento del popolo fece scoppiare una violenta rivolta: ebbe inizio quella che poi fu definita ”Rivoluzione Francese”. 

 

 

Re Luigi XVI

 

L’ASSALTO ALLA BASTIGLIA

Il popolo, esasperato dalle ingiustizie e dalla miseria, si ribella. Nelle campagne la rivolta è già in atto: i contadini, che costituiscono la classe più sacrificata della nazione, combattono e uccidono i feudatari e distruggono i loro castelli. Impressionato da un così feroce furore di popolo, Luigi XVI ordina un concentramento di truppe a Versailles e a Parigi. Quando però a Parigi si viene a sapere che alla domanda dell’Assemblea Costituente di ritirare le truppe il Re ha risposto negativamente, i parigini decidono di reagire: è il 14 luglio 1789.
Saccheggiate le botteghe degli armaioli per procurarsi le armi, essi danno l’assalto alla Bastiglia che era la fortezza nella quale erano tenuti i prigionieri politici.
Dopo un sanguinoso combattimento, la folla parigina riesce a penetrare nella fortezza, massacra i guardiani e libera i prigionieri.
Impaurito da questa insurrezione popolare e con la speranza di evitarne altre di più gravi, Luigi XVI dichiara di schierarsi dalla parte del popolo. Ma anche questa volta è troppo tardi: la maggior parte della cittadinanza è ormai convinta che solo per mezzo di una grande rivoluzione sia possibile cambiare radicalmente l’organizzazione sociale della Francia. In questo modo, seguendo l’esempio dei parigini, in quasi tutte le altre città della Francia le popolazioni fanno scoppiare tumulti e rivolte.

 

L’ assalto alla Bastiglia

I DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO

Intanto l’Assemblea Costituente, nell’intento di far tornare la calma tra il popolo, decide di affrettare alcune riforme, prima ancora di elaborare la Nuova Costituzione.
Il 26 agosto 1789, essa vota una dichiarazione che stabilisce i “diritti dell’uomo e del cittadino”, ossia quei principi che sanzionano l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. 
Ecco alcuni tra i principi più notevoli che vi siano enunciati:

     Ø      Gli uomini nascono liberi e uguali nei diritti.

Ø      Tutti i cittadini hanno il diritto di concorrere alla formazione della legge personalmente e per mezzo dei loro rappresentanti.

Ø      La legge deve essere uguale per tutti.

Ø      Le imposte devono essere ugualmente ripartite fra tutti i cittadini in proporzione alle loro sostanze.

 Poiché, dopo l’assalto alla Bastiglia, il Re aveva dichiarato di aderire alle richieste del popolo, ora non può fare a meno di sanzionare la “Dichiarazione dei Diritti”. Ma intanto, incitato dai nobili, egli va già tramando contro il popolo: si accorda coi monarchi assoluti d’Europa, perché mandino i loro eserciti ad abbattere il regime rivoluzionario. Anzi, la sera del 20 giugno dell’anno 1791, Luigi XVI travestito, tenta di fuggire all’estero per meglio preparare il suo piano. Ma il tentativo fallisce: riconosciuto presso Varennes, il sovrano viene ricondotto a Parigi.

LA CADUTA DELLA MONARCHIA

Nell’aprile del 1792, il governo rivoluzionario, che si era costituito dopo il tentativo di fuga del Re, si trova improvvisamente a dover fronteggiare una grave situazione: si viene a sapere che gli eserciti austriaci e prussiani sono pronti per marciare su Parigi. I rivoluzionari non si scoraggiano: prima che gli eserciti nemici si muovano dichiarano guerra all’Austria e alla Prussia.
Quando nel giugno del 1792 i nemici avanzano vittoriosi in territorio francese, i rivoluzionari inferociti accusano il Re di tradimento. Egli è ritenuto colpevole di avere sollecitato i sovrani di Europa ad inviare i loro eserciti contro la Francia.
Nell’agosto del 1792 i rivoluzionari invadono il palazzo reale e dichiarano decaduto il regime monarchico.

IL PERIODO DEL “TERRORE”

Comandato da abili generali, l’esercito dei rivoluzionari riesce a respingere il nemico: il 20 settembre 1792 sconfigge i prussiani presso Valmy, costringendoli ad abbandonare la Francia, e il 6 novembre varca la frontiera e invade il Belgio.
Nello stesso giorno in cui giunge a Parigi la notizia della grande vittoria di Valmy, il governo rivoluzionario proclama la repubblica.
Un mese dopo, Luigi XVI è condannato a morte come “reo di cospirazione contro la libertà della nazione e di attentato contro la sicurezza dello Stato”. Il 21 gennaio del 1793, viene ghigliottinato a Parigi sulla piazza della rivoluzione che attualmente è la Piazza della Concordia.
L’uccisione del Re produce però una immediata reazione da parte dei più potenti monarchi europei. Spagna, Olanda, Portogallo, Russia e Inghilterra si alleano all’Austria e alla Prussia nella guerra contro la Francia.
La situazione si fa di colpo gravissima. Mentre la Francia è minacciata dall’avanzata degli eserciti nemici, una parte del popolo comincia a dar segni di ostilità verso i rivoluzionari: essi vengono accusati di aver provocato l’attacco delle nazioni europee con l’uccisione del Re. A Lione, nella stessa Parigi e soprattutto nella Vandea il popolo insorge.
Allora i più feroci rivoluzionari decidono di agire con estremo rigore: istituiscono il “comitato di salute pubblica”, agli ordini di Massimiliano Robespierre, col compito di condannare a morte tutti quelli sospettati di non aderire ai principi della Rivoluzione.
In un anno, e cioè dal luglio 1793 al luglio 1794, Robespierre manda alla ghigliottina migliaia e migliaia di persone, senza nemmeno un regolare processo. 
Questo periodo fu detto “il Terrore”.

LA FINE DELLA RIVOLUZIONE

La ferocia inaudita di Robespierre finì per disgustare gli stessi rivoluzionari: il 27 luglio 1794 molti di essi si ribellarono al sanguinoso dittatore, lo arrestarono e il giorno dopo lo mandarono alla ghigliottina, assieme ai suoi più feroci collaboratori. Con la morte di Robespierre il potere passò in mano a uomini decisi a far trionfare i principi della rivoluzione senza abbandonarsi ad eccessi di violenza. Nel 1795, essi diedero finalmente alla Francia una costituzione che rispettava in pieno i diritti dell’uomo e del cittadino, votati nel 1789 dall’Assemblea Costituente. A parte i deplorevoli atti di violenza, la Rivoluzione era riuscita a migliorare di molto le condizioni politiche e sociali della Francia:

         primo – venne abolito l’assolutismo monarchico cioè il popolo potè far valere la                        sua volontà attraverso i suoi rappresentanti;

      secondo – furono tolti ai nobili e al clero i privilegi di cui godevano;

          terzo – venne proclamata l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. 

La Rivoluzione Francese aveva fatto trionfare dei principi che dovevano mutare radicalmente le condizioni della società dell’epoca.
Dopo l’approvazione della nuova Costituzione, un’insurrezione monarchica fu soffocata nell’agosto del 1795 dai cannoni del generale Napoleone Bonaparte e il potere esecutivo fu affidato al Direttorio. Seguì un periodo di agitazioni di forze democratiche e monarchiche, che il Direttorio represse con l’aiuto dell’esercito. Infine il colpo di stato del generale Bonaparte, nel novembre del 1799, rovesciò il Direttorio e concluse la Rivoluzione Francese.

 

Massimiliano Robespierre

 

Napoleone Bonaparte

 

DA MARCO PER IL WL