LE VOSTRE RICERCHE

 IL PANTHEON ED IL PARTENONE 

IL Pantheon

"Il più bel resto dell'antichità romana è senza dubbio il Pantheon. Questo tempio ha così poco sofferto, che ci appare come dovevano vederlo alla loro epoca i romani.

Carico di tante glorie, il Pantheon troneggia serenamente davanti alla preziosa fontana con l'obelisco egizio. La sua costruzione fu una impresa eccezionale in cui la cantieristica romana mostrò il meglio delle sue maestranze e delle sue tecnologie. Nella costruzione del monumento vennero impiegati, dal basso verso l'alto, materiali sempre più leggeri. Qualche cifra può dare un'idea della grandiosità dell'impresa: i muri perimetrali hanno uno spessore di 6 metri e 20 centimetri; il pronao ha 16 colonne monolitiche alte 12 metri e mezzo con una circonferenza di 4 metri e mezzo. La cupola, davvero impressionante, ha un diametro e un'altezza di 43 metri e 30 centimetri, con un grande occhio centrale aperto sul cielo, unica fonte di luce, del diametro di 9 metri. Fondato nel 27 a.C. da Vespanio Agrippa, il Pantheon sorse in un punto particolare del Campo Marzio, l’antica Palus Caprae, legata all’apoteosi di Romolo, fondatore e primo sovrano di Roma. Non è quindi assolutamente casuale la localizzazione di questo importantissimo tempio, orientato quasi perfettamente Nord-Sud, in cui venivano venerati le principali divinità olimpiche ed alcuni principi che, erano stati assunti tra gli dei. Completato probabilmente nel 25 a.C., fu in seguito danneggiato da un fulmine nel 22 a.C., bruciò nell’incendio dell’80 d.C. e, ricostruito, bruciò nuovamente, ancora a  causa di un fulmine, nel 110 d.C., sotto il regno di Traiano. Ricostruito, e dedicato in età adrianea, fu ancora restaurato intorno al 202 ,  l’imperatore Phokas lo donò alla Chiesa, e fu consacrato con il nome di S. Maria ad Martyres, che ancora oggi è il suo nome ufficiale.

E' un tempio comune, rettangolare, di media dimensione, concepito come luogo di culto collettivo di più divinità.E' sicuramente di Adriano il pronao con le sedici colonne, l'ampliamento della "rotonda" e la cupola in calcestruzzo - la più larga che si sia mai costruita in muratura - realizzata con una tecnica d'avanguardia. Adriano vuole ricordare l'architetto originario, e ripristina l'iscrizione sul frontone: "(Marco Agrippa, figlio di Lucio, Console per la terza volta, edificò). Capolavoro dell'architettura romana e primo caso di trasformazione di un tempio pagano in chiesa cristiana Il tempio si presentava su una gradinata che partiva da una piazza porticata più bassa dell'attuale. In origine la calotta era esternamente coperta con tegole di bronzo dorato collocate a squame, sottratte nel 663 dall'imperatore d'Oriente Costante II e sostituite da una copertura di piombo nel 735.     Stessa sorte subiscono i rivestimenti bronzei del portico, usati per fondere cannoni o concessi da Urbano Vlll al Bernini per realizzare il baldacchino di S. Pietro. Poche le aggiunte all'architettura originaria: gli ornamenti della chiesa, i sepolcri di grandi artisti (Raffaello) e quelli dei Reali d'Italia. Sempre il Bernini erige due brutti campanili ai lati del timpano definiti "orecchie d'asino", eliminati a fine ottocento. Nel Pantheon trovarono posto anche busti onorari che Pio VII fece rimuovere e trasportare in Campidoglio, nell'attuale Protomoteca (raccolta di busti di personaggi illustri). Oggi l'assenza del rivestimento mette a nudo l'opus in mattoni con gli archi di scarico che sostengono il peso della mole. Il pronao nasconde la vista della "rotonda" fino all'ingresso nello spazio determinato da una sfera inserito in un cilindro, il finito e l'infinito insieme. Il pavimento è coperto di marmi a colori e così pure le pareti a sostegno della cupola terminante con un grande oculos circolare - un'apertura di 9 metri di diametro - che serviva a dar luce all'interno e come sbocco al fumo dei fuochi sacrificali. L'asse dell'edificio contempla una piccola deviazione rispetto all' orientamento nord-sud: ogni anno, alle 12 del 21 giugno, solstizio d'estate, il raggio di sole che attraversa l'oculos investe il visitatore che accede all'interno dal centro del portale.

IL PARTENONE

Il Partenone è un antico tempio greco costruito sulla cima di un colle che domina la città di Atene.             Oggi per la maggior parte in rovina, il Partenone era un tempio dedicato alla dea Atena, protettrice della città, e fu costruito attorno al 440/430 a.C.

 

La pianta del Partenone mostra che il tempio fu costruito su un rettangolo radice quadrata di 5, ossia che la lunghezza è radice di 5 volte la larghezza.

 

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È un tempio che è circondato da colonne su tutti i lati con otto colonne in facciata di ordine dorico. L’Acropoli era la parte più elevata della collina che sovrasta la città di Atene. Abitata fin dall’epoca neolitica, si venne man mano a trasformare in area sacra con la progressiva costruzione di più templi. Tra di essi il principale era il Partenone, tempio dedicato alla dea protettrice della città, Atena Partenos (ossia Atena Vergine). Distrutto il primo tempio, quando la città fu conquistata dai persiani tra il 480 e il 479, fu ricostruito durante il governo di Pericle ed affidato alla direzione di Fidia. Con lo scultore, in qualità di architetti, collaborarono Ictino e Callicrate.                                                                              Il tempio fu realizzato tra il 447 e il 438.In periodo moderno il tempio fu trasformato in chiesa cristiana e poi in moschea. Quando la Grecia fu conquistata dall’impero ottomano, i turchi utilizzarono il tempio quale deposito di armi e munizioni. Nel 1687 durante l’assedio veneziano alla città di Atene, un colpo di mortaio sparato da una nave colpì il tempio che ne rimase praticamente distrutto.                                                   In seguito si è provveduto al ricollocamento delle parti superstiti, ricostruendo solo parzialmente il tempio, al quale tuttavia mancano numerose parti scolpite che nel XVIII secolo gli inglesi acquistarono dai turchi e trasportarono a Londra dove sono conservate nel British Museum.

Che ci sia la mano di Fidia anche nella progettazione architettonica del Partenone appare evidente, e non solo dalle testimonianze delle fonti storiche. L’edificio è infatti costruito con la sensibilità propria di uno scultore: può essere considerato come una gigantesca scultura. In esso ci sono molte parti figurative che sono ovviamente di diretta paternità del Fidia scultore. E da esse si possono trarre molteplici elementi di conoscenza sia del suo stile sia della concezione estetica che si forma ad Atene nel momento del suo massimo splendore artistico.

Con Fidia si ha la sensazione che gli scultori hanno ormai raggiunto il pieno controllo della forma di rappresentazione. Nulla è impossibile per questo scultore, soprattutto nella notevole capacità di rendere verosimile, e quindi al più alto grado di naturalismo, ciò che egli rappresenta. I frammenti che sono illustrati in questa pagina ci permettono di valutare un importante aspetto della tecnica fidiaca: l’incredibile capacità di lavorare sulla superficie e sull’immagine. Il problema di uno scultore è fondamentalmente il controllo della forma piena, ossia del volume. Le masse che egli organizza devono trovare una loro armonia di fondo, pena il fallimento finale dell’opera. Ma l’organizzazione dei volumi, delle masse e dello spazio figurativo, che questi volumi e masse creano, non esaurisce il lavoro di uno scultore. Rimane il trattamento superficiale, che può essere levigato o no. Nel primo caso la scultura diviene un corpo che presenta una omogeneità di superficie che tende ad annullare i valori chiaroscurali. Da ricordare, comunque, che molte statue greche, soprattutto del periodo arcaico e severo, erano dipinte superficialmente. In questo caso, l’uso del colore comportava un diverso approccio al problema delle superfici, che venivano ovviamente risolte sul piano dei passaggi cromatici. Nel caso non si faccia uso del colore, ma si vuole comunque "dipingere" la superficie di una statua, lo scultore deve ricorrere alla luce. In che modo? Non usando la superficie levigata che, come abbiamo detto, non crea chiaroscuri, ma tormentando la superficie in maniera che questa crei pieghe con sporgenze ed anfratti. La luce che illumina una statua crea così numerosi passaggi di luce e di ombra. In tal modo le sculture acquistano un aspetto più pittorico e non solo esclusivamente plastico. Questa è la grande intuizione di Fidia: usare la luce per dipingere le statue. Ciò è mirabilmente visibile nel frammento delle tre dee che provengono dal frontone orientale del Partenone e che ora sono al British Museum di Londra. Le tre figure acefale vengono normalmente indentificate con Hestia, Dione e Afrodite che assistono alla nascita di Atena dalla testa di Zeus. Come è possibile notare, le tre figure hanno una pienezza volumetrica che è pienamente controllata sul piano dell’armonia della forma. Ma a ciò si aggiunge il grande lavoro sulle vesti che aderiscono in maniera molto aderente alle figure (non a caso si parla di questo effetto come di "panneggio bagnato"), e che si dispongono con molteplici pieghettature creando sottili e calibrati effetti chiaroscurali così da "dipingere" le statue solo con la luce e le ombre.

 

 

 

 

 Nel frammento della processione panatenaica, che è illustrato accanto, abbiamo un’altra testimonianza del grande virtuosismo di Fidia. In questo caso lo scultore opera a bassorilievo, che, bisogna ricordare, pur essendo un’attività plastica, risolve i suoi problemi rappresentativi solo sul piano dell’immagine bidimensionale. Le figure sedute hanno pose di grande naturalismo, mostrandosi in atteggiamenti molto veritieri. Anche in questo caso l’immagine ottenuta è risolta dall’armonia di superfici chiare e scure, sfruttando anche in questo caso la lavorazione sul panneggio così da creare aree visive più scure rispetto a quelle levigate che risultano ovviamente più chiare. Fidia è in pratica un artista che per la prima volta risolve solo con il linguaggio della scultura ogni aspetto dell’immagine scolpita, dai valori plastici a quelli pittorici. Il suo esempio ha ovviamente creato un precedente che non potrà assolutamente essere ignorato dagli scultori greci che lo seguiranno.

 

 

 

PARTENONE E PANTHEON A CONFRONTO

STORIA

Partenone

Situato sul lato meridionale dell’Acropoli di Atene, il Partenone fu costruito sul sito di un tempio precedente (Hekatòmpedon, sec. VI a.C., distrutto dall’invasione Persiana del 479 a.C.) per volere di Pericle dagli architetti Ictino e Callicrate in epoca classica (447 – 438 a.C.). Divenuto chiesa cristiana, poi moschea (1456), utilizzato come polveriera dagli Ottomani, fu distrutto parzialmente da un colpo di mortaio sparato da una nave durante l’assedio di Francesco Morosini (1687). Nel 1799 Lord Thomas Bruce Elgin, ambasciatore di Sua Maestà Britannica a Costantinopoli, ottenne dal sultano turco il permesso di asportare numerosi oggetti d’arte dalle rovine d’Atene, tra cui le sculture del Partenone (Elgin marbles), che tra il 1801 e il 1803 furono trasferite a Londra ed esposte al British Museum. La restituzione delle decorazioni scultoree dall’Inghilterra alla Grecia, attuata in epoca recente, non si è ancora conclusa e la maggior parte delle spoglie che rimangono del Partenone vengono conservate in un museo sotterraneo, per preservarle dallo smog e dall’inquinamento.

Pantheon

Situato a Roma, fu fatto costruire da Marco Vipsanio Agrippa, collaboratore e genero di Augusto, dal 27 al 25 a.C. in Campo Marzio, fu restaurato da Domiziano dopo un incendio e fu ricostruito da Adriano (118-128 ca). Nel 609 fu consacrato da Bonifacio IV al culto della Madonna e dei martiri e, in seguito, divenne cappella palatina del Regno d’Italia. Nel tempio vi sono le tombe di alcuni artisti italiani, tra cui Raffaello, e dei primi sovrani d’Italia, Vittorio Emanuele II, Umberto I e la regina Margherita.

 

NOME E DEDICA

¨      Partenone

Il Partenone prende il suo nome dalla dea cui era dedicato, Athena Parthenos (cioè Atena Vergine), di cui era conservata all’interno del tempio un’imponente statua, realizzata da Fidia e ultimata nel 438 a.C.; l’opera era realizzata in legno ricoperto da materiale crisoelefantino (oro e avorio), che gli scultori Greci erano soliti utilizzare solo per le divinità più importanti, Giove, il padre degli dei, ed Atena, la dea della ragione; infatti gli Ateniesi  pensavano che l’unico elemento che contraddistinguesse l’uomo dagli altri animali fosse il raziocinio, ed è per questo che erano maggiormente devoti alla dea Atena che ne era un simbolo. Questo spiega anche la posizione all’interno dell’Acropoli del Partenone, che non era posto nel punto più centrale ma su quello più alto, ancora una volta per elevare la ragione su tutti gli altri elementi della cultura Greca.

¨      Pantheon

Il nome stesso del tempio, Pantheon, che significa “dedicato a tutti gli dei” (dal greco pan, tutto e theòn, divinità), chiarifica la sua funzione. I Romani infatti avevano deciso di edificarlo in onore delle 7 divinità planetarie (il Sole, Mercurio, Venere, la Luna, Marte, Giove e Saturno), di cui venivano conservate altrettante statue disposte nelle nicchie all’interno della cella del tempio; queste divinità erano in rappresentanza di tutte le religioni, anche quelle dei popoli conquistati a cui veniva lasciata piena libertà di culto. Questo perché per l’impero romano (a differenza della Grecia), la religione non aveva un’importanza primaria, e inoltre, il lasciare alle genti sottomesse le loro credenze, poteva servire ad evitare eventuali ribellioni (sempre però con la logica del popolo conquistatore, i Romani cercheranno di non lasciare spazio alla religione cristiana, i cui ideali di amore e di non violenza erano in pieno contrasto con la logica espansionistica dell’impero).

 

 

 Da SILVIA per il WL