LE VOSTRE RICERCHE

  L´EQUITAZIONE: IL SALTO AD OSTACOLI


1.INTRODUZIONE

Il salto ad ostacoli è una specialità equestre relativamente recente. L´abilità nel salto era una caratteristica senz´altro utile, ad esempio, durante le battute di caccia o quando il cavallo era usato come mezzo di locomozione, ma il primo concorso ippico si tenne solo nel 1864. La specialità non venne ammessa ai Giochi Olimpici che nel 1912.
Federico Caprilli (1868-1907), considerato il padre dell´equitazione moderna, introdusse l´uso di un nuovo tipo di sella sulla quale il cavaliere si poteva muovere con il cavallo, rivoluzionando, di fatto, il modo di andare a cavallo.
La maggior parte dei cavalli quando sono liberi di farlo corrono e saltano naturalmente, ma saltare un ostacolo portando in groppa il cavaliere è un´altra cosa. Per questo è molto importante che cavallo e cavaliere si abituino a lavorare in coppia.
Il cavaliere deve far sì che il suo peso intralci il meno possibile il cavallo nella fase di salto. E´ sempre responsabilità del cavaliere quella di conoscere bene le caratteristiche dell´ostacolo in modo da farlo affrontare correttamente al cavallo. La naturale capacità di saltare deve essere affinata e migliorata attraverso un prolungato allenamento.


2. LA DINAMICA DEL SALTO

Al giorno d´oggi con la possibilità del riscontro visivo offerto dalle videocassette, è possibile studiare il movimento del cavallo nella fase del salto.

a) Al momento di affrontare l´ostacolo, il cavaliere proteso con tutte le sue facoltà deve unirsi al movimento del cavallo con l´elasticità del busto, senza gravare sulle reni con la gambe attivamente pronta a intervenire efficacemente, con il tallone premuto verso il basso per consentire una rapida ripresa di equilibrio indietro e con le suole in fuori per aderire meglio alla sella.
b) Scattando, il cavallo svolge la parabola innalzandosi sull´ostacolo ed esercita una controspinta che solleciterebbe il busto del cavaliere all´indietro se non intervenissero, ad assorbire le reazioni, le cerniere del bacino e l´azione elasticamente equilibratrice delle reni, per favorire lo sforzo del cavallo all´inizio dello scatto propulsivo dei garretti. In questa situazione, la solidità dell´assetto è assorbita solamente dal tallone spinto in basso e dalle suole in fuori.
c) Nel momento in cui il cavallo si libra in alto, vi è un attimo di sospensione durante il quale si ha la percezione netta dell´ inserimento giusto o errato: è l´attimo caro ai fotografi per fissare sul negativo la distribuzione dell´assetto, prima che inizi il riavvicinamento al terreno.
d) Dall´istante in cui inizia la discesa, la paletta della sella raggiunge le natiche del cavaliere agevolandolo nella delicata ripresa di un leggero contatto con i quartieri della sella, nei quali si inserisce con il ginocchio facendo leva con la pressione sulle staffe. La spinta in basso e lievemente in avanti del tallone gli permetterà di rialzare gradualmente e con naturalezza il busto per facilitare il cavallo nella fase di posata, in quanto necessita di leggerezza in avanti per ricevere il peso del suo corpo su un solo anteriore.


Da Angelica per il WL