LE VOSTRE RICERCHE

    RICERCA SULL’ EMILIA - ROMAGNA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

STORIA

Questa regione, abitata fin dall'antichità, ottenne una vera e propria organizzazione politica verso la fine del VI secolo, con l'espansione etrusca sulle rive del Po. Importantissima per i suoi porti (Spina, Adria, Ravenna e Rimini). La regione vide fiorire molti centri urbani commerciali lungo la linea della Via Emilia, come Cesena, Modena, Parma, Piacenza e, sulle colline dell'alto corso del Reno, Misa.

All'inizio del IV sec. a.C., l'invasione celtica minò la prosperità della regione, e nel III a.C., i Romani la acquisirono e la ordinarono in provincia insieme alla Liguria. In questo nuovo ordinamento, la regione ebbe un incredibile sviluppo; divenuta punto centrale dell'Italia di allora.
Augusto ne  fece la sua VIII regione, col nome appunto di Emilia, con i suoi importanti centri urbani. Nel V secolo d.C., Onorio trasportò la capitale a Ravenna e la parte orientale dell'Emilia, che prese poi il nome di Romania (Romagna), divenne così il centro politico dell'Impero d'Occidente, ormai giunto al suo declino.

Ravenna fu anche capitale dei Goti, sede dell'esarcato Bizantino. Con l'invasione longobarda, la regione fu divisa in due. Con i re carolingi, invece, la regione fu messa sotto la giurisdizione papale, ed i ducati longobardi passarono dal governo dei conti a quello dei vescovi-conti, fino a passare definitivamente nelle mani della Chiesa, verso la fine dell'XI secolo.
Nel periodo dei comuni, alcune città ebbero un notevole sviluppo dovuto certamente alla presenza di grosse correnti di traffico commerciale, ma presto si distrussero l'un l'altro in lotte e rivalità.
Il governo pontificio tentò di affermarsi con il cardinale Albornoz e, in modo più efficace con Cesare Borgia, fatto duca di Romagna nel 1501.
Durante le guerre del XVI sec. la valle del Po fu il punto difficile della politica italiana.
Durante i conflitti europei dei secoli, i vari Stati subirono diverse invasioni, e nel 1731, dopo l'estinzione della famiglia Farnese (subentrata a quella Estense), a Parma e Piacenza subentrarono i Borboni.

Nel 1797, dopo la pace di Campoformio, l'Emilia (salvo Parma lasciata ai Borboni) e la Romagna entrarono nella Repubblica Cisalpina, che nel 1802 diventò Repubblica Italiana, fino al 1805, quando Parma e Piacenza furono annesse alla Francia e il resto entrò nel Regno Italico.

Il congresso di Vienna, restaurò gli equilibri di potere e il dominio temporale della Chiesa, e la partecipazione degli emiliani ai moti risorgimentali fu estremamente intensa.
Fallito il tentativo di unirsi al Piemonte nel 1848, la fusione tra Emilia - Romagna e Regno d'Italia avvenne tra il 1859 e il 1860.

 

 

TERRITORIO

 

L’ Emilia – Romagna è una regione dell'Italia settentrionale, in prevalenza pianeggiante per il 48%, collinare per il 27% e montuosa per il 25%. Confina a Nord con la Lombardia e il Veneto, a ovest con la Liguria e il Piemonte, e a sud con la Toscana e le Marche. Il nome ufficiale venne modificato nel 1947 con l'aggiunta del termine Romagna.

La parte meridionale è caratterizzata, in tutta la sua estensione, dagli Appennini, che raggiungono la massima altezza con il Monte Cimone (2165 metri). Il confine settentrionale è invece quasi completamente segnato dal Pò, il maggiore fiume italiano e alcuni suoi affluenti sono: il Reno, il Montone, il Ronco, il Savio, che poi sboccano nell’ Adriatico. 

I monti principali sono: Monte Cimone 2165 m, Monte Cusna 2120 m.
I fiumi principali sono: Po 652 Km, Reno 211 Km, Secchia 172 Km, Panaro 148 Km, Savio 126 Km, Taro 125 Km, Trebbia 115 Km, Enza 112 Km

L'Emilia - Romagna ha 9 province, dopo che nel 1992 anche Rimini è diventato capoluogo. La provincia più vasta ed abitata è quella di Bologna, ed è anche capoluogo di regione. I comuni della regione sono in totale 341, curioso il fatto che Piacenza (48), Modena (47), Parma (47) e Reggio Emilia (45) abbiano un numero di comuni simile. Vi sono 4 città con più di 50.000 abitanti: Cesena, Imola, Carpi e Faenza.



 

ECONOMIA

 

Per valore aggiunto l’Emilia - Romagna si colloca al quarto posto tra le regioni italiane, con l’8,5% del totale nazionale. Quarto posto anche per le esportazioni, che superano ormai i 20.000 miliardi.
Particolarmente alte le quote rispetto al totale nazionale per minerali e prodotti non metallici (32%, grazie alla ceramica), prodotti alimentari (18,7%) e macchine agricole (18%). La fortuna economica della regione poggia innanzitutto sulla forza del settore primario.
Grazie soprattutto ad un ampio utilizzo delle moderne tecnologie l’agricoltura emiliano -romagnola oggi è la più meccanizzata d’ Italia è ai primi posti per produzione frutticola, orticola, cerealicola e zootecnica.
La regione vanta, inoltre, uno dei tassi di imprenditorialità più alti d’ Italia. Tra Rimini e Piacenza gli occupati indipendenti sono infatti il 32,6% contro una media nazionale che non supera il 28,7%. Il tessuto produttivo, inoltre, è caratterizzato da realtà di piccole e medie dimensioni (in media 5,4 addetti per ogni unità locale), imprese artigiane e cooperative. Per ottimizzare i vantaggi e ridurre i limiti connessi alla presenza di aziende di ridotte dimensioni, sono nati i cosiddetti distretti industriali nei quali il processo produttivo viene segmentato tra diversi subfornitori ognuno dei quali realizza per conto di un’azienda capofila un componente del prodotto finale. Ogni impresa può spingere al massimo il proprio livello di specializzazione, sapendo di poter contare su un numero di commesse
sufficiente ad ammortizzare il costo degli investimenti. Settori di punta dell’economia emiliano - romagnola sono l’agricolo alimentare, il metallurgico - metalmeccanico, il tessile -  abbigliamento, la ceramica, le costruzioni e l’impiantistica.

 

Settore primario, secondario, terziario :

 - Agricoltura: la produzione (che pone la regione tra i primi posti in Italia nel settore) comprende cereali, barbabietole da zucchero, frutta, ortaggi, viti, foraggi. L'allevamento (bovini e suini) è legato a una floridissima industria di trasformazione (caseifici, salumifici, conservifici). Una menzione a parte merita l'industria casearia (parmigiano reggiano).

- L'industria alimentare è nel complesso molto sviluppata (pastifici, zuccherifici, molini, distillerie). Altri settori industriali di rilievo sono il metalmeccanico, la plastica, chimico e petrolchimico, tessile, della carta e del mobile, calzaturiero e abbigliamento, ceramica (Sassuolo). L'industria motoristica (Ferrari, a Maranello) ha fama mondiale.

 - L'attività turistica e balneare (riviera romagnola - ravennate e riminese) rappresenta una delle più consistenti fonti di ricchezza della regione, le cui spiagge, da Cervia, a Rimini, a Cesenatico, godono di rinomanza internazionale e di una massiccia presenza di turisti provenienti dall'intera Europa. Va infine ricordata l'importanza delle stazioni termali (Salsomaggiore Terme).

 

T URISMO

 

La costa adriatica è conosciuta come uno dei maggiori poli turistici del Mediterraneo.
Vanta infatti la spiaggia più estesa d’Europa e numerose strutture per lo sport, il divertimento e il tempo libero (discoteche, parchi acquatici, campi da golf e maneggi). Qui sorgono il 52% degli alberghi della regione e si concentra il maggiore afflusso di turismo esteri, grazie anche a un’attenta politica dei prezzi che li rende particolarmente favorevoli.
L’Appennino offre vacanze all’insegna della natura e animate da incontri, manifestazioni, gare sportive, sagre e spettacoli che vengono organizzati ogni stagione dai Comuni.
Famose le stazioni termali (Salsomaggiore e Bagno di Romagna, Castrocaro, Porretta, Terme Marine ecc.), che propongono diversi tipi di trattamenti.
Le città d’arte, a loro volta, sono motivo d’attrazione. Bologna è la capolista del turismo fieristico e commerciale.
Modena e Reggio Emilia sono inserite negli itinerari culturali proposti dai tour operators stranieri, Ferrara è meta per chi ama le mostre di pittura e scultura.
Parma e Piacenza hanno recentemente valorizzato il loro patrimonio artistico, culturale, musicale e gastronomico, mentre Ravenna, con i suoi mosaici e il nobile antichissimo passato, è ancora capitale per chi ama la storia e l’arte.



CULTURA

 

L’Emilia - Romagna è la prima in classifica per senso civico. E’ una delle società più moderne, più ricche e più tecnologicamente avanzate che ci siano al mondo.
Da Piacenza al mare ci sono più università che capoluoghi; il più antico istituto superiore, del mondo è quello di Bologna, che vanta nove secoli di storia.
È anche la regione dei cento teatri. Ogni città, ogni paese conserva un teatro storico e si impegna in stagioni teatrali di prestigio. Inclusi importanti e vari concerti musicali e spettacoli di danza. Per dare spazio e visibilità alla vigorosa attività regionale nell’ambito degli spettacoli, sono nati importanti centri di produzione. Per quanto riguarda il cinema l’Emilia - Romagna è al secondo posto, in Italia, per giorni di spettacolo e numero di biglietti venduti. L’interesse è molto elevato non solo verso il cinema commerciale, ma anche verso quello di qualità, proiettato nelle 40 sale d’essai e nei cineclub. In regione si svolge anche Adriaticocinema, il festival cinematografico della riviera, diretto da Marco Bellocchio, di livello internazionale.

 

Le feste principali dell’ Emilia - Romagna sono:

Palio  di San Giorgio

L'ultima domenica di maggio a Ferrara, si tiene il palio più antico d'Italia, il Palio di san Giorgio, istituzionalizzato nel Comune autonomo di Ferrara, nel 1279. Nel 1471, il palio venne rivisto e lievemente modificato, per salutare l'ingresso a Ferrara del duca Borso d'Este, di ritorno da Roma, dove papa Paolo II lo aveva onorato del titolo ducale.
Ancora oggi viene riprodotto il corteo quattrocentesco che accolse il duca, con ben ottocento personaggi in costume d'epoca, dame, cavalieri, gonfalonieri, armigeri, musici e sbandieratori.

Dopo la parata ha inizio il palio, con quattro gare distinte: quella dei putti, delle putte, degli asini e dei cavalli.

Festa della teggia e dell’ uva

A Settembre, nella piazza centrale di Cattolica, in clima festoso arricchito da canti e musiche tradizionali, avviene la distribuzione di grappoli d'uva tra i partecipanti, per festeggiare la sagra dell'uva. Vengono quindi accesi i fuochi sotto le "tegge" (griglie) tradizionali e si cucinano le deliziose piadine romagnole, ottime focaccine a base di farina, sale, olio, offerte con fette di salame e vino regionale.

Festa di Garibaldi

La prima domenica di agosto a Cesenatico si rivive il 2 agosto 1849, giorno in cui Garibaldi, inseguito dalle truppe austriache e pontificie, dopo la sconfitta della Repubblica Romana, riuscì a scappare, per raggiungere Venezia, grazie alle 13 imbarcazioni donategli dai pescatori di Cesenatico. Trentasei anni dopo, nel 1885, venne istituita la festa, per ricordare l'eroe dei due mondi, e venne innalzata la prima statua di Garibaldi in Italia. Oggi si ricorda quel momento con una parata marittima, fuochi d'artificio e festa grande sulla spiaggia, dove si rizza un palo della cuccagna.


Festa della pigiatura in spiaggia

Ogni anno, nel periodo della vendemmia, la seconda domenica di ottobre, a Predappio, vicino Forlì, si pratica la tradizionale pigiatura dell'uva con i piedi. Così viene preparato il mosto del Sangiovese, che viene posto nei tini delle vecchie cantine del paese, nelle cosiddette "Case sanzves", le case del Sangiovese, dove è possibile trovare bottiglie anche del 1860.

Sagra del formaggio

Il 1° maggio, a Montecchio Emilia (Reggio Emilia), in un antico "casello", stabile ottagonale in cui veniva preparato il pregiatissimo parmigiano-reggiano, si possono ancora vedere le antiche forme e gli strumenti di lavoro settecenteschi. Qui viene preparato una volta all'anno un parmigiano secondo gli antichi metodi, con il fuoco vivo delle fascine e gli strumenti del tempo.


 

DIALETTO

 

L'aera dialettale emiliana è più ampia della regione, estendendosi, ad occidente, fino Pavia (Lombardia) e Voghera (Liguria), e ad oriente fino a Carrara (Toscana), comprendendo anche una parte della provincia di Firenze. Appartenendo anche l'emiliano al ceppo gallo-italico, le sue frontiere con il ligure, il piemontese ed il lombardo sono meno nette di quelle con il toscano o il marchigiano.

La dominazione gallica è stata importante e duratura in tutto il nord Italia, così da rendere le frontiere dialettali tra regioni alquanto labili, ma non totalmente unitarie. La nuova influenza gallica ha dunque influenzato il latino dell'Emilia Romagna, ma in una forma distinta dalla Toscana e dal Veneto, così la parola notte, in toscana "notte", in Romagna è "not", ma in Veneto "note", con la ricomparsa della vocale finale.

 

 

 

PROVERBI

 

La brasúla 'd chijtar la pê sempar pió granda
La braciola degli altri pare sempre più grande

U j è ch'magna par campê e chi ch'magna par s-ciupê
C'è chi mangia per campare e chi mangia per scoppiare
 

Chi ch'cardess a tot quel che po' insugnê, mal e' po' dvintê
Chi credesse a tutto quello che può sognare, matto può diventare

E' mond l'è fat in tond e chi ch'a n' sa navighê e' va a fond
Il mondo è fatto rotondo e chi non sa navigare va a fondo

E' pass par quant l'è longh la gamba, e' bcôn par quant l'è lêrga la boca
Il passo per quanto è lunga la gamba, il boccone per quanto è larga la bocca

S'a m'met'a fé e' capler la zenta la nëss senza la tësta
Se mi metto a fare i cappelli, la gente nasce senza la testa
 
Un'basta avé la rasònm, bsogna ch'i t'la dëga
Non basta avere ragione: bisogna che te la diano

 

 

FILASTROCCHE

 

Pirulin
Pirulin Pirulin piangeva c'al vleva 'nà candela,sò' mama meza mata l'agh sula
drio 'nà savata, a mezanote in punto a passa 'n'areoplano e sota agh'iera scrito Pirulin Pirulin stà sito.

Pirulin
Pirulin Pirulin piangeva che voleva una candela, sua mamma mezza matta gli tira una ciabatta, a mezzanotte in punto passa un aeroplano e sotto c'era scritto Pirulin Pirulin stai zitto.

 

Set ala fnestra con la balestra, set ala porta con la s'ciopa, set i và set i vien, sà vien i ladri i massaren.

La filastrocca
Sette alla finestra con l'arco, sette alla porta con il fucile, sette vanno sette vengono, se vengono i ladri li ammazzeremo.

 

PIERINO VA A PALAZZO

Pierino va a palazzo

con il libro sotto il braccio

la lezione non la sa quale voto prenderà:

con un cinque non si passa,

con un sei appena appena, 

con un sette ben benino.

con un otto ben benone,

con un nove professore,

con un dieci direttore.

 

 

 

RICETTE REGIONALI

 

 

 

Piadina romagnola

 

 



500 gr. Farina, 30 gr. Strutto, sale, bicarbonato, acqua tiepida q.b.



La piadina romagnola è una delle più tradizionali ricette romagnole. In passato veniva cotta su braci ardenti il "testo". Impastare la farina con lo strutto, il sale il bicarbonato e tanta acqua quanto ne serve ad ottenere un impasto compatto e sufficientemente duro.
Stendete l'impasto formando dei cerchi dello spessore di1/2 cm. e del diametro di 15 cm.
Cuocere le piadine su una padella di ferro punzecchiando la superficie con la forchetta.
Farcire con affettato o formaggio.

 

 Tagliatelle alla Bolognese

 



Per la pasta: 400 g di farina, 4 uova.
Per il condimento: 200 g di carne di manzo, 50 g di pancetta, 50 g burro, 1 cipolla, 1 carota, 1 costa di sedano, 1 bicchiere di brodo di carne, 3 chiodi di garofano, 1 cucchiaio di conserva di pomodoro, 3 cucchiai di crema di latte (facoltativa), parmigiano reggiano grattugiato, sale e pepe.





Per la pasta usare il metodo classico. Quando la sfoglia è asciutta, spolverizzatela di farina, avvolgetela su se stessa e tagliatela a striscie di mezzo centimetro di larghezza. Aprite le tagliatelle e ponete sopra una salvietta leggermente infarinata. Per il ragù tritate la carna di manzo, la pancetta di maiale, la cipolla, la carota, il sedano. Mettete il trito in una casseruola sul fuoco col burro e un chiodo di garofano. Fate rosolare per qualche minuto e poi bagnate con il brodo. Aggiungete la conserva di pomodoro, insaporita con sale e pepe. Versate nella casseruola mezzo litro d'acqua e lasciate cuocere per tre quarti d'ora circa. Versate le tagliatelle in abbondante acqua salata bollente e dopo pochi minuti toglietele dal fuoco e scolatele. Conditele con il ragù che avrete ben riscaldato, aggiungendo qualche cucchiaiata di crema di latte (facoltativo) e il parmigiano grattugiato.

 

 

 

Pollo alla cacciatora alla romagnola

 



pollo, cipolla, lardo o pancetta, pomodori, un bicchiere di vino secco romagnolo.



Lavare bene un pollo e tagliarlo in pezzi.
Prendere una padella e soffriggere la cipolla tagliata sottile e quando risulta colorata toglierla dalla padella, tenere la cipolla da parte.
Mettere la pancetta nell'olio e lasciare rosolare qualche minuto, aggiungere i pezzi di pollo e farli insaporire.<BR< pepe.
Lasciare cuocere per 40 minuti a fuoco lento.
Quando il pollo è cotto mettere i pezzi sul piatto di portata, prendere il sugo di cottura e passarlo, metterlo in una padella e farlo bollire pochi secondi, versare il sugo sul pollo e servire.

 

 

 

 

Torta di patate piacentina

 

 



600 gr. di patate, ¼ di litro di latte, parmigiano grattugiato



Pulire bene le patate e lessarle in acqua salta, terminata la cottura scolarle e lasciarle raffreddare, sbucciarle e tagliarle a fette.
Prendere una teglia da forno, fare uno strato di fette di patate, uno stato di sfoglie di parmigiano reggiano, pepe e pezzettini di burro, fare altri strati fino a terminare gli ingredienti e finire con le sfoglie di parmigiano.
Versare il latte e cuocere in forno caldo per 20 minuti.

 

 

Torta di mele ferrarese

 



1 Kg. di mele, 2 uova, 140 gr. di zucchero, 200 gr. di farina, 6 cucchiai di latte, la scorza di 1 limone grattugiata, 1 cucchiaino di lievito per dolci, 60 gr. di burro.



Sbucciare le mele e tagliarle a fette sottili Mescolare bene lo zucchero con le uova e quando il composta risulta ben omogeneo aggiungere la farina, il latte, la buccia del limone e il lievito.
Imburrare e infarinare una teglia, mettere sul fondo le mele, cospargere con pezzettini di burro e dello zucchero, versare sopra il composto e cuocere in forno.

 

 

 

PERSONAGGI FAMOSI

 

VERDI GIUSEPPE, FORTUNINO FRANCESCO nacque da povera famiglia a Roncole di Busseto il 10 Ottobre 1813.
Sviluppatasi in lui molto presto una vigorosa inclinazione musicale, egli ebbe come primo maestro l' organista delle Roncole Pietro Baistrocchi; si esercitava su una modesta spinetta e aiutava i genitori nella bottega, una modesta osteria di paese.
A dodici anni si recò a Busseto per aiutare negli affari il suo futuro protettore Grezzi, e fu a Busseto che studiò musica con il maestro di banda Provesi e latino con il canonico Seletti.
Fu in seguito a Milano con una borsa di studio del Monte di Pietà e con un sussidio del Barezzi: a diciannove anni tentò di entrare in Conservatorio, ma non vi fu ammesso (!!!) e decise di proseguire gli studi con il maestro Lavigna.
Tornato a Busseto, venne nominato maestro di musica del comune e direttore della banda.
Nel 1835 sposò la figlia del suo protettore Margherita Barezzi, da cui ebbe due figli che perirono con la madre a Milano negli anni 1838-1840, dove la famiglia Verdi si era nel frattempo trasferita.
La sua prima opera fu "Oberto Conte di San Bonifacio"(1839) rappresentata con successo al Teatro La Scala di Milano. La seconda opera "Un giorno di regno"(1840), a soggetto comico, cadde rovinosamente e aggiunse così nuovo dolore alle sciagure familiari.
Proprio allora iniziò la straordinaria produzione di opere. La sua instancabile e prodigiosa attività non cedette nemmeno alla vecchiaia che trascorse prevalentemente nella villa di Sant' Agata a pochi chilometri da Busseto, insieme alla inseparabile, fedelissima Giuseppina Strepponi, vissuta con lui dal 1849.
Giuseppe Verdi morì a Milano il 27 gennaio 1901 ed è oggi sepolto nella Casa di Riposo dei Musicisti da lui fondata.

Luciano Pavarotti

Luciano Pavarotti è’  il tenore italiano più famoso degli ultimi trent'anni. Pavarotti è nato a Modena, dove suo padre cantante amatoriale di un certo talento, faceva il fornaio nell'esercito.

Pavarotti debutta nel mondo con l’ opera del 29 aprile 1961, nel ruolo di Rodolfo ne La Bohème, al teatro dell'opera di Reggio Emilia. Il debutto negli Stati Uniti non tarda ad arrivare e nel  febbraio 1965, a Miami, con Joan Sutherland,debutta nella commedia nella “Lucia di Lammermoor.

Il vero e proprio successo arriva nel 17 febbraio 1972, al Metropolitan Opera di New York, dove in occasione dell'esecuzione dell'opera di Gaetano Donizetti,
La Fille du Régiment, manda in visibilio il pubblico. Il nome di Pavarotti è diventato noto al grande pubblico grazie alle frequenti esecuzioni riprese dalla televisione, come nel ruolo di Rodolfo ripreso dal vivo in televisione dal Met nel marzo 1977, che ha raccolto le percentuali di audience più alte per un'opera teletrasmessa. All'artista sono andati diversi Grammys and e dischi di platino e d'oro, come riconoscimento.

Negli anni '90, Pavarotti ha curato molto i concerti all'aperto, che si sono rivelati invariabilmente come dei grandi successi. Il concerto in Hyde Park a Londra è stato il primo concerto nella storia del parco caratterizzato dalla musica classica, attirando la presenza di oltre 150.000 persone. Nel giugno 1993, in più di 500.000 si sono radunati per ascoltarlo a Central Park (New York), mentre in milioni seguivano lo spettacolo alla televisione. A settembre dello stesso anno, all'ombra della Torre Eiffel a Parigi, ha cantato davanti a circa 300.000 persone.

Tra i più famosi, i concerti tenuti dei "Tre Tenori" con Plácido Domingo (in precedenza suo rivale) e José Carreras. Le registrazioni e i video di questi concerti hanno superato le vendite di Elvis Presley e dei Rolling Stones. Ha ricevuto i Kennedy Center Honors nel 2001.

Pavarotti, che aveva avuto tre figlie dalla prima moglie Adua, recentemente ha sposato la sua segretaria, Nicoletta Mantovani, dalla quale ha avuto una figlia, Alice.

Tra le numerose amicizie di Luciano Pavarotti, la Principessa Diana: insieme la raccolta di fondi per la lotta per l'eliminazione delle mine antiuomo. Invitato a cantare in occasione della cerimonia funebre della principessa, tragicamente scomparsa a Parigi il 31 agosto 1997, ma egli declinò l'invito, dal momento che riteneva che non avrebbe avuto la possibilità di cantare bene "col dolore in gola".

Nel 2004, in occasione dell'addio ufficiale alle scene, al Met dove recitava la "Tosca" ha ricevuto molte ovazioni e all' Associated Press che chiedeva notizie e conferme sul suo ritiro ha risposto lapidariamente "Penso che sia l'ora".

 

Federico Fellini nasce a Rimini il 20 gennaio del 1920, da Ida Barbiani e Urbano Fellini. Da bambino trascorre lunghe ore in solitudine, inventando personaggi per il teatro dei burattini e preferndo i giochi di fantasia a quelli di movimento. Sua grande passione è e rimarrà per tutta la vita il disegno, a cui affida i suoi sogni. Diventa ben presto un affezionato lettore di fumetti, in particolare di quelli pubblicati sul settimanale”Il Corriere dei Piccoli”. Nel 1930 frequenta la prima classe del Ginnasio-Liceo Giulio Cesare ed incontra colui che sarà suo inseparabile amico per sempre, Luigi Benzi, il "Titta" protagonista di AMARCORD. Superati gli esami di maturità classica nel 1938, pubblica alcune vignette su “La Domenica del Corriere” nello spazio dedicato ai lettori, collabora al settimanale politico-satirico fiorentino dell'editore Nerbini, che gli pubblica brevi racconti, rubriche e disegni firmati con lo pseudonimo Fellas.

Nel 1939 si trasferisce a Roma e si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, ma non termina gli studi. Il soggiorno romano gli offre l'occasione di incontrare il pittore Rinaldo Geleng e il regista Stefano Vanzina, in arte Steno. Collabora al bisettimanale satirico - politico di grande successo dell'editore Rizzoli, Il Marc' Aurelio. Attraverso l'amico Ruggero Maccari conosce il comico Aldo Fabrizi e ne diventa immediatamente grande amico, oltre che l'autore di gag e lo scrittore di fiducia per spettacoli di varietà e di film. Nel 1940 collabora a vari periodici e partecipa ufficialmente alla prima sceneggiatura, il film è "IL PIRATA SONO IO!" diretto da Mario Mattoli e il protagonista è Macario. Dal 1941 ha inizio un'intensa attività di soggettista e sceneggiatore che lo porterà a firmare in pochi anni 30 opere cinematografiche tra cui, DOCUMENTO Z3, L'ULTIMA CARROZZELLA, CAMPO DE' FIORI, LA FUMERIA D'OPPIO, FRANCESCO GIULLARE DI DIO, EUROPA'51, FORTUNELLA. Il suo apporto al cinema neoralista si concretizza in opere importanti quali, ROMA CITTA' APERTA, PAISA', SENZA PIETA', IN NOME DELLA LEGGE, LA CITTA' SI DIFENDE, e lo porta a stretto contatto con Pietro Germi e Roberto Rossellini.         

Nel 1943 sposa Giulietta Masina, giovane attrice di prosa conosciuta durante le frequentazioni all'emittente radiofonica EIAR. Grazie alla collaborazione con Ennio Flaiano e Tullio Pinelli, nel 1950 Federico Fellini firma il suo film d'esordio, LUCI DEL VARIETA'. Seguono LO SCEICCO BIANCO nel 1952 e i VITELLONI l'anno seguente. Dopo l'episodio di AGENZIA MATRIMONIALE, nel 1954 Fellini gira LA STRADA (Leone d'Oro a Venezia e Oscar come miglior film straniero), nel 1955 IL BIDONE, e nel 1957 LE NOTTI DI CABIRIA (Oscar come miglior film straniero) una trilogia d'opere definita "realismo creaturale". Nel 1959 è la volta del capolavoro destinato a suscitare accese polemiche moralistiche e ricorsi alla censura, LA DOLCE VITA (Palma d'Oro al festival di Cannes). In risposta allo scandalo provocato, nel 1961, Fellini realizza LE TENTAZIONI DEL DOTTOR ANTONIO in cui sperimenta per la prima volta l'uso del colore. Considerata l'opera più compiuta del maestro oltre che paradigmatica dell'intera produzione felliniana, viene alla luce nel 1963, OTTO E MEZZO (Oscar come miglior film straniero e Gran Premio al Festival di Mosca), quanto mai innovativo per linguaggio, e struttura narrativa. Nel 1965 la visionarietà del regista e le letture junghiane trovano realizzazione in GIULIETTA DEGLI SPIRITI. Parallelamente ha inizio il parto de IL VIAGGIO DI G. MASTORNA, film sull'aldilà, dal percorso creativo tormentato e mai risolto, che condiziona profondamente e in negativo la salute del regista. I racconti di Edgar Allan Poe gl'ispirano nel 1968 l'episodio di TRE PASSI NEL DELIRIO, TOBY DAMMIT ed il voler creare qualcosa per la televisione lo portano ad assemblare frammenti di una finta inchiesta giornalistica in BLOCK-NOTES DI UN REGISTA.
Nel 1969 Fellini si cimenta nella grande impresa di trasporre in chiave fantastica il romanzo latino di Petronio Arbitro, ottenendo come risultato il personale SATYRICON e l'anno dopo va a sublimare il grande amore per il circo girando I CLOWNS. Le due città che l'hanno visto nascere, crescere e invecchiare, Rimini e Roma vengono immortalate e filtrate da sensazioni e ricordi molto personali in ROMA e AMARCORD (Oscar come miglior film straniero) rispettivamente nel 1972 e 1973. Nel 1976 l'universo felliniano fatto di sogni, visioni e donne opulente cede il posto ad una sperimentazione di tipo pittorico e a metafore esistenziali che compongono un'estetica cinematografica raffinata e innovativa, il film è il CASANOVA DI FELLINI. Prodotto dalla RAI nel 1978 Fellini dirige PROVA D'ORCHESTRA e nel 1980 con LA CITTA' DELLE DONNE va a sondare alla sua maniera, il rapporto uomo-donna messo in crisi e rivoluzionato dalla presa di coscienza femminista. Tonalità profetiche dipingono LA NAVE VA del 1983, mentre disprezzo e critica all'omologante televisione che fagocita tutto restituendo unicamente sponsor e mediocrità, vengono espressi nel malinconico GINGER E FRED del 1985. Nello stesso anno riceve il Leone d'Oro alla carriera alla mostra del cinema di Venezia. Dopo L'INTERVISTA del 1987, Fellini prende a pretesto narrativo il romanzo di Ermanno Cavazzoni "Il poema dei lunatici" e crea nel 1990 LA VOCE DELLA LUNA, riflessione poetica e folle sull'esistenza, la morte, il frastuono assordante dei tempi moderni e il silenzio assoluto rivelatore del profondo senso della vita.
Nel 1992, a seguito della collaborazione con il disegnatore Milo Manara, VIAGGIO A TULUM del 1991, Fellini vede l'incompiuto VIAGGIO DI G.MASTORNA (detto Fernet) diventare uno straordinario racconto a fumetti. Nel 1993 riceve a Los Angeles, dalle mani di Sophia Loren, l'Oscar alla carriera. Il 31 ottobre del 1993, alla vigilia del suo cinquantesimo anniversario di nozze il grande regista muore in seguito ad un ictus cerebrale. La camera ardente viene allestita laddove Fellini ha vissuto e creato quasi tutte le sue creature, nel Teatro 5 di Cinecittà, per accogliere gli oltre centomila amici, parenti e visitatori venuti da ogni parte del mondo a porgergli l'estremo saluto. Come per Picasso si sostenne che dopo di lui la pittura avrebbe potuto anche avere un altro nome, analogamente, dopo Fellini il cinema, potrebbe anche chiamarsi in maniera diversa.

IL MITO

"La storia del cavallino rampante e semplice e affascinante. Il cavallino era dipinto sulla carlinga del caccia di Francesco Baracca, l'eroico aviatore caduto sul Montello, l'asso degli assi della Prima Guerra Mondiale" .

"Quando vinsi nel '23 il primo circuito del Savio, che si correva a Ravenna, conobbi il conte Enrico Baracca, padre dell'eroe; da      quell' incontro nacque il successivo, con la madre, la contessa Paolina. Fu essa a dirmi, un giorno: "Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna". Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei genitori, in cui mi affidano l'emblema. Il cavallino era ed e rimasto nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che e il colore di Modena". (Enzo Ferrari)

E' nato a Modena il 18 febbraio 1898. Interrotti gli studi alla morte del padre, inizio la sua attività come istruttore alla scuola tornitori dell'officina dei pompieri di Modena. Alla fine del 1918, dopo l'esperienza militare della guerra, trovo occupazione a Torino in qualità di collaudatore di automobili. Passo poi a Milano alla CMN (Costruzioni meccaniche nazionali) come collaudatore e pilota da corsa.

Esordi in gara nel 1919 alla Parma - Berceto e nello stesso anno partecipo alla Targa Florio. Nel 1920 passo all'Alfa Romeo, iniziando una collaborazione durata vent' anni che lo porto a ricoprire incarichi di collaudatore, pilota, collaboratore commerciale e infine direttore del reparto Alfa-Corse fino al novembre 1939.

Nel 1929 fondo a Modena la "Scuderia Ferrari", società sportiva con il principio costitutivo di fare correre i soci, che avvio un'intensa attività agonistica, ebbe una squadra ufficiale e fini per diventare una filiale tecnico-agonistica dell'Alfa Romeo, alla quale si sostituì nel 1933 nella continuazione dell'attività sportiva. Nel 1940 la Scuderia si distacco dall'Alfa Romeo, trasformandosi in società "Auto Avio Costruzioni Ferrari" che lavoro per la Compagnia nazionale aeronautica di Roma, la Piaggio e la RIV.

Durante la seconda guerra mondiale, nel 1943, l'officina Ferrari fu trasferita da Modena a Maranello, dove inizio la produzione di macchine rettificatrici oleodinamiche per cuscinetti a sfere. L'officina fu bombardata nel 1944, ricostruita nel 1946, anno in cui ebbe inizio la progettazione completa e la costruzione della prima vettura "Ferrari". Dal 1960 l'azienda si e trasformata in Società per Azioni, alla quale si e associata la FIAT nel 1969 in forma paritetica e poi, nel 1988, maggioritaria.

Enzo Ferrari ha costruito nel 1963 a Maranello l'Istituto professionale per l'industria e l'artigianato. Nel 1972 ha realizzato la Pista di Fiorano.

E’ stato nominato per meriti sportivi Cavaliere nel 1924, Commendatore nel 1927, Cavaliere del Lavoro nel 1952. Ha avuto nel 1960 dall'Università di Bologna la laurea honoris causa in ingegneria meccanica, nel 1988 dall'Università di Modena la laurea honoris causa in fisica. Ha ottenuto il Premio Hammarskioeld dell'ONU nel 1962, il Premio Columbus nel 1965, la Medaglia d'oro Scuola della cultura e dell'arte del Presidente della Repubblica nel 1970, il Premio De Gasperi nel 1987.

Durante il periodo della sua conduzione, dal 1947 al 1988, la Ferrari ha riportato in tutto il mondo oltre 5000 vittorie sportive conquistando 25 titoli mondiali. E’ morto a Modena il 14 agosto 1988.

 Fabbrica

Fabbrica

Enzo Ferrari fondo la Scuderia il 16 novembre 1929, in Viale Trento e Trieste a Modena, con lo scopo di far partecipare alle competizioni automobilistiche i propri soci.

L'attività agonistica, con vetture Alfa Romeo, continuo fino al 1938, anno in cui egli divenne Direttore Sportivo dell'Alfa Corse. Dopo due anni, Enzo Ferrari si stacco dall'Alfa Romeo e fondo, presso la vecchia sede della Scuderia Ferrari, l'Auto Avio Costruzioni Ferrari, con l'obiettivo di produrre macchine utensili, in particolare rettificatrici oleodinamiche.

Nonostante un impegno di non concorrenza (che al momento del distacco dall'Alfa Romeo precludeva per quattro anni a Enzo Ferrari la costruzione di automobili che portassero il suo nome), l'Azienda avvio anche lo studio e la progettazione di un vettura sportiva, una spider 8 cilindri 1500 cc, denominata 815, che fu costruita in due esemplari e partecipo alla Mille Miglia del 1940.

L'inizio della seconda guerra mondiale pose fine ad ogni attività sportiva. Nel 1943 le officine furono trasferite da Modena a Maranello, dove la costruzione delle rettificatrici oleodinamiche continuo fino al 1944, anno in cui lo stabilimento fu bombardato.

Al termine del conflitto l'Azienda assunse la denominazione "Ferrari" e progetto la vettura 125 Sport, 12 cilindri, 1500 cc, che, affidata a Franco Cortese, debutto sul circuito di Piacenza l'11 Maggio 1947.

La macchina si ritiro ma era in testa all'ultimo giro e l'inizio fu considerato molto promettente. Due settimane dopo, infatti, Cortese e la 125 Sport vinsero il Gran Premio di Roma. Da allora la Casa, affidando le sue vetture a prestigiosi piloti, ha colto sui circuiti e sulle strade di tutto il mondo oltre 5.000 affermazioni, creando una leggenda.

I trionfi più significativi sono costituiti da 9 titoli Mondiali Piloti di Formula 1, 14 Campionati Mondiali Marche, 2 Campionati del Mondo e 6 Coppe Internazionali Costruttori di F1, 9 successi alla 24 Ore di Le Mans, 8 alla Mille Miglia, 7 alla Targa Florio, e, alla fine del 1997, 113 vittorie in Gran Premi di F1.

Nel 1969, per far fronte alle crescenti richieste del mercato, Enzo Ferrari cedette al Gruppo Fiat il 50% delle sue quote azionarie, percentuale salita al 90 nel 1988. Ciononostante la Ferrari, a causa della sua specialissima attività, ha sempre mantenuto una forte autonomia.

Circuito

Circuito

La pista di Fiorano, voluta dall'ingegnere Enzo Ferrari nelle immediate vicinanze dello stabilimento di Maranello, e sorta nel 1972.
E’ un impianto di sperimentazione e prova per le vetture Ferrari da competizione e granturismo, di collaudo ed allenamento per i piloti, di addestramento per i meccanici e la squadra sportiva. Con l'indicazione di pista di sperimentazione e prova si intende delineare una netta differenza nei riguardi di un autodromo destinato alle gare, segnalando almeno due sostanziali elementi: l'assenza di pubblico e la presenza sul tracciato di una sola vettura in movimento per volta.
L'area e adiacente a due strade nazionali, la n. 12 e la n. 467. L'impianto si inserisce nell'ambiente naturale senza forzature visive e conserva caratteristiche "agresti" ritenute psicologicamente valide in contrapposizione ad ambienti strettamente tecnicizzati. La media di buone condizioni climatiche garantita dalla zona preappenninica della provincia modenese favorisce la frequenza nell'utilizzo della pista.

Circuito

La caratteristica geometrica del tracciato, di larghezza minima di m 8,40, e di tipo stradale. Ha un indice di tortuosità di 1,24, con tratti in curva per uno sviluppo di 1661 metri e rettifili per un totale di 1339 metri. La lunghezza del percorso standard e di 3000 metri che diventano 3021 con la nuova chicane realizzata nel 1992. La velocità media di percorrenza e di oltre 160 km orari, con una velocità di punta superiore ai 290 km/h.

Le caratteristiche dimensionali di rettifili e curve intendono risolvere problemi precisi: una pratica corrispondenza fra gli sviluppi in un curva destra e quelli in curva sinistra; curve con raggi differenziati, compresi fra 13,71 e 370 metri; curve con diverse caratteristiche, perché a uno o più centri. Pur nella convinzione dell'impossibilita di ripetere curve tipiche di altri autodromi, si e cercato di caratterizzare il percorso con elementi simili a certi particolari salienti di autodromi europei.
La curva 1 e utilizzata per accertare il comportamento della vettura durante frenate al limite. Le curve 2 e 9 (tornanti stretti a destra e a sinistra) per verificare, in entrata, gli impianti frenanti e, in uscita, l'elasticità dei motori. La successione delle due curve di pari raggio 4 e 5 e disegnata per verificare gli effetti di centrifuga sugli impianti di alimentazione e della manovrabilità della vettura nella zona di raccordo fra destra e sinistra. La rampa in ascesa, con pendenza del 6,50% a partire dalla curva 6, e il rettifilo compreso fra le curve 6 e 7, ad andamento altimetrico costituito da un primo dosso, concavità e successivo dosso, sono stati armonizzati per evidenziare le variazioni di stabilita durante i transitori di traiettoria della vettura. Il tratto compreso fra le curve 10 e 14 e stato concepito per porre in risalto il comportamento globale della vettura soprattutto da un punto di vista aerodinamico. La chicane 15 fornisce buone indicazioni sul comportamento di motore e telaio in fase di accelerazione, con particolare riguardo alla trazione.

L'orientamento del tracciato rispetto al sole e vantaggioso nei tratti di maggiore difficoltà. Le due bande gialle continue sui lati della carreggiata danno una continuità di evidenza allo snodarsi del percorso. La pendenza trasversale, mai inferiore al 2,50%, garantisce il deflusso dell'acqua piovana.

Un impianto "steering pad" e stato ricavato sul lato nord, fra le curve 3 e 4, per la misurazione della deriva dei pneumatici e di tutte le caratteristiche delle sospensioni e delle vetture in curva. L'impianto e composto da 5 corsie di 5 metri ciascuna e da una corsia di 4 metri. Il raggio minimo e di 25 metri, il massimo di 55.

Barriere elastiche sono sistemate opportunamente lungo il tracciato e per guidare l'imbocco al sottopasso, peraltro di luce estesa fino ai 18 metri. Sono state inoltre previste zone di sicurezza con letti in ghiaia formati da pietre sferiche, al termine delle vie di fuga alle curve 2, 4, 6, 9, 11 e 13.

Il circuito e dotato di un sistema di telemetria che fornisce al box tutte quelle informazioni necessarie per lo sviluppo della vettura: dati tecnici, velocità, tempi sul giro e ogni altra combinazione tecnica e cronometrica richiesta. Un impianto televisivo a circuito chiuso con 10 telecamere fisse riprende la vettura lungo tutto il percorso.

Il box posto a fianco del rettifilo comprende la sala di controllo televisivo, cronometraggio e telemetria. La pista e dotata di un automezzo antincendio e di altri dispositivi di estinzione collocati in postazioni fisse oltre ad un autoambulanza di pronto soccorso. L'area e completamente recintata. L'ingresso e dal lato Sud mentre un altro ingresso si trova sul lato Nord verso la strada nazionale per Modena. E stato realizzato un nucleo di servizi generali, costituito da un'officina per interventi occasionali, un piazzale di arrivo e di sosta per autoveicoli, un gruppo di servizi e locali di direzione e foresteria.

 

 

 

Testarossa 1:1 model

 

 Da Giulia per il WL