LEGGENDE

 

 

La leggenda dell'Arena di Verona

A Verona c’era una volta un ricco signore ch’era stato incarcerato e poi condannato a morte sotto una grave accusa. La sera che precedeva il giorno dell’esecuzione, nella sua cella comparve il diavolo.
- Messere, - gli disse lo spirito maligno, - io posso salvarti!
- E come? – chiese il condannato.
- Da tempo, i Veronesi desiderano un grande teatro: offriti di costruirlo e chiedi in cambio la libertà.
- Ma io debbo morire domattina… - replicò il disgraziato. – Nessuno può far sorgere un teatro in una notte.
- Io lo posso! – si vantò il principe delle tenebre. – Se tu mi darai la tua anima.
Stretto dal terrore della morte, il condannato accettò il patto. L’accordo non era ancora firmato che la notte si riempì di demoni che lavoravano.
Ma il condannato non aveva pace e nel buio della sua cella pregava:
- Salva la mia anima, Vergine Santa! Io non sapevo ciò che facevo…
Lunghe e angosciose passarono lo ore della notte.
Allo stupendo teatro mancava ormai solo un piccolo tratto per essere completato.
La notte era ancora fonda. Ma ad un tratto le campane cominciarono a suonare le dolci note dell’Angelus: una mano invisibile le aveva mosse qualche minuto prima dell’alba.
A quel sacro suono, con un urlo di rabbia e di spavento, i demoni sprofondarono nell’inferno.
L’Arena non era compiuta, il demonio aveva perduto la sua preda. La sincera preghiera del condannato era arrivata alla Vergine Maria che aveva inviato i suoi angeli a suonare le campane anzitempo.
Lo stupendo teatro, però, bastò a pagare la libertà del prigioniero. Ed è così che da allora, secondo questa leggenda, la celebre Arena è rimasta a dar lustro alla città di Verona.

Anita per il WL

 

 

Perché l’elefante è così grande

Narra una leggenda africana che, all’origine del mondo, l’elefante aveva la statura degli altri animali, nonostante ciò era il più prepotente, voleva comandare su tutti ed essere servito e riverito come un re.

Gli abitanti della savana, stanchi delle sue prepotenze, si riunirono di nascosto in assemblea e dissero:

- Non vogliamo più sopportare le angherie dell’elefante, tutti noi viviamo nel terrore, ogni protesta e ogni ragionamento non sono serviti a niente. E’ ora che facciamo qualcosa per fargli capire le nostre ragioni.

Discussero a lungo fino a che, di comune accordo, decisero di dargli una sonora lezione. Invitarono il prepotente in un’ampia radura dove gli avevano apprestato un ricco banchetto per abbonirlo e per tenerlo occupato. L’elefante aveva accettato ben volentieri, tutto contento di essere così ossequiato; mentre era assorto a gustare il pranzo, gli animali lo circondarono e cominciarono a dargli tante botte con le zampe e con le corna sino a gonfiarlo tutto, da capo a piedi!

Il malcapitato, alquanto malconcio, andò a tuffarsi nel vicino fiume per dare refrigerio alle tante ferite che aveva sul corpo. Gli ci vollero parecchi giorni per guarire e, quando i dolori furono passati e le piaghe rimarginate, l’elefante, specchiandosi nell’acqua del fiume, vide che il suo corpo era rimasto tutto gonfio, enorme, pesante! Soltanto le orecchie erano rimaste come prima e certamente non facevano bella figura in quel suo grande testone!

Era diventato il più grande animale della savana, ma il suo potere era finito! Ora non avrebbe più potuto comandare nemmeno sugli animali più piccoli perché la sua grande mole avrebbe ricordato a tutti la lezione avuta nella radura. E fu così che l’elefante, da quel giorno, prese a camminare con le orecchie abbassate… per la vergogna.

Da Alessandra per il WL

 

LA  LEGGENDA DEL MERLO                                                                                                         

Tanto tanto tempo fa  i  merli non avevano il becco giallo ma  grigio come la cenere. 
Un giorno uno, sul davanzale di una finestra, vide un pentolino pieno di una crema densa e
gialla. Allora decise di mangiarsela.
Ma quella casa  non era di una  persona  qualunque ma  di  una  strega. Quando vide che qualcuno stava mangiando la s