…Era una mattina grigia e nuvolosa…  

Tutte le storie come si deve, iniziano così, non è vero, amici miei?
Ebbene sì, purtroppo anche la mia è iniziata così.
Il mio vero nome è Amy, Amy Maestra, e voi capite che, con un nome così non potevo certo fare il pompiere. Fu così che, quando arrivò il momento di scegliere una professione (cosa farai da grande? Ti chiedono sempre.), io pronunciai le parole più avventate della mia vita:
"Farò l'insegnante!"
E così eccomi qua. Una volta, prima che inventassero questa faccenda infernale che si chiama Internet, ero anche una maestra decente… insegnavo in una scuola elementare, la Scuola Felice, e, non per vantarmi, riscuotevo un discreto successo.
I miei ragazzi mi amavano perché io li chiamavo amici, non li stressavo con le verifiche chilometriche, non avevano l'incubo della "produzione": produzione di pagine scritte, di quaderni finiti, di diecimila disegni, ricerche, libri studiati, ecc. ecc..
L'attività preferita dai miei amici era quella di ascoltare… ascoltavano la sottoscritta che raccontava. Io so raccontare qualunque cosa, dalla pagina di storia al teorema di matematica in maniera divertente ed i miei alunni si divertivano un sacco. Voi potreste dire: "E che ci trovi di divertente nelle guerre o nelle tabelline, ad esempio?".
DILETTANTI!!!!!
Tutto è divertente, dipende da come lo si presenta.
Comunque, non divaghiamo… ormai tutto ciò non è che un ricordo…bei tempi…prima che arrivasse…ssssssttt, c'è nessuno in giro? Sicuri?
Avvicinatevi, ve lo bisbiglio in un orecchio…prima che arrivasse…. il Nuovo Direttore.
Bisogna dirlo piano….se mi sente…..già mi ha sistemato per le feste, se si accorgesse che io posso ancora parlare…
Ah, già, scusate, non avete ancora capito niente. Vabbè, ora vi spiego.
Dunque, come già dicevo un po' di righe fa, io ero una maestra elementare, la Maestra Amy o, come dicevano i miei alunni più affezionati, la Maestramy-ca.
Vivevo in una grande e Felice Scuola con tanti bambini allegri, tante altre maestre simpatiche e un Direttore vecchietto, con i capelli bianchi ed un bastoncino di bambù per aiutarsi a fare le scale.
Un brutto giorno purtroppo il nostro beneamato Direttore perse il bastoncino e perse anche lo scalino, scivolò e finì dritto all'ospedale con tutte le ossa rotte, comprese quelle che nemmeno i dottori avevano mai sentito nominare.
Lì cominciò il mio calvario…
La mattina dopo, era appunto una mattina grigia e nuvolosa, una di quelle mattine che ti gireresti dall'altra parte del cuscino serrando forte forte gli occhi per non vedere il resto del mondo trasformato in sei miliardi di fastidiose zanzare.
Dopo aver buttato con violenza tutte le cose che mi servivano per la scuola in un paio di grossi sacchetti della spesa (riciclaci!, mi imploravano i poverini, non vogliamo andare alla discarica, siamo ancora nuovi!), mi precipitai (fiondai, sarebbe più appropriato) verso Lisetta, la mia macchinetta, schiaffai dentro tutto e partii a tutta birra verso la scuola. Tanto per cambiare, ero in ritardo.
Dopo aver odiato a morte tutti i camionisti lenti, i lavori in corso, i semafori rossi incontrati lungo la via, finalmente arrivai a destinazione.
………Silenzio……
Il cortile, di solito pieno di alunni vocianti, era deserto.
Sulla porta della scuola c'era un tipo alto, pallido, occhiali scuri, vestito color grigiotopo, baffetti sottili e spioventi, aria da Carogna-vecchia-di-tre-mesi-e-che-quindi-puzza-in-modo-TERRIFICANTE….
Fu antipatia a prima vista!
Mi squadrò dalla A alla Z e sibilò: "Dove crede di andare, lei? Nella MIA scuola non entrano le straccivendole".
"Come si permette? -risposi impermalita, mentre la pila di quaderni che reggevo sul braccio destro si sparpagliava sul pavimento- Io sono un'insegnante della Scuola Felice!"
Il serpente coi baffi emise una specie di rantolo che doveva essere forse una risatina ironica… Increspando leggermente l'angolo sinistro della bocca, rispose: "Scuola Felice! Disgustoso! E' ora di finirla con questa pagliacciata della felicità! A scuola si va per sudare e lavorare. Efficienza, ecco cosa ci sarà  da adesso in avanti, qua dentro!" Si voltò, facendo scricchiolare le lucide scarpe di vernice nera, lasciandomi "ammammalucchita" (voce del verbo: sembrare una mammalucca) sulla porta. Due secondi ed era già sparito all'interno della porta della Direzione.
Mi guardai intorno, ancora a bocca aperta, e vidi le altre maestre che mi fissavano con occhi allucinati: "Ma chi DIAVOLO è, colui?" sbraitai, mentre cercavo di tamponare una falla del sacchetto che reggevo con la mano sinistra, da cui fuoriuscivano pennarelli e pastelli.
"Ssssst, parla piano, -mi rispose la Maestra Candida, quella della seconda elementare- quello è il nuovo DIRIGENTE SCOLASTICO!!!!!"

Capitolo 2  1- (CONTINUA)

 

 

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