A VOI LA PAROLA!
 
 
Cari educatori, genitori ed insegnanti, questo spazio è per voi, 
per scambiare esperienze, condividere fatiche, successi ed insuccessi...
Perchè il nostro lavoro è il più importante del mondo...
ed anche il più difficile...
 
 
 

Cara maestra, vorrei chiederle un consiglio per poter aiutare mio figlio Filippo

Filippo è in seconda elementare, bambino tranquillo, va volentieri a scuola…ma ha un problema con i dettati …...lo vedo proprio dispiaciuto anche se non abbattuto. Io gli dico sempre che pian piano migliorerà anche lui. Intanto a casa ricopia le paroline sbagliate, legge di più, gli leggo una, due fiabe a sera…………. Cos’altro devo fare?

L’insegnante di Filippo dice che rispetto all’anno scorso si distrae di più, non è tutto il tempo concentrato     …… ogni mattina gli faccio una raccomandazione di stare attento……….. non m’interessa che mio figlio sia il primo della classe…. Ma che non rimanga indietro per questi problemi………….. Intanto grazie e buon lavoro

Laura

cara Laura, avete valutato se Filippo non abbia problemi di qualche leggera forma di dislessia?
Può essere che sia per questo che ha difficoltà nei dettati.
Io credo che debba parlarne col suo pediatra ed eventualmente fargli fare qualche test, che potrebbe servire per rassicurare lui e voi.
Se non ci fossero problemi da questo punto di vista anche lui potrebbe sentirsi più sicuro e se invece dovessero emergere difficoltà in questo campo, si possono risolvere tranquillamente perchè il bambino è ancora piccolo e questa è l'età giusta per intervenire.
 
Anni fa si pensava che certe difficoltà nella scrittura o nell'apprendimento fossero dovute a mancanza di impegno da parte dei bambini e questo accresceva il loro stress e la loro frustrazione scolastica.. Oggi invece ci sono test specialistici che individuano la causa di queste difficoltà, così che sia i genitori che gli insegnanti sanno come operare per recuperare e superare il problema. l'importante però è essere tempestivi...
Io ho avuto degli alunni che purtroppo, nonostante le nostre segnalazioni, sono stati portati troppo tardi dagli specialisti, quando ormai non si potevano più correggere... un peccato... hanno sofferto tante umiliazioni per niente...
Ma forse non è il caso di Filippo... può darsi che abbia semplicemente bisogno di tranquillità e fiducia, che sia solo un problema di ansia, che lo porta ad agitarsi per paura di sbagliare... e quindi a sbagliare davvero.
Lo rassicuri, gli dica che crede che saprà fare meglio in futuro e che è certa del suo impegno.. gli presenti gli esercizi di lettura e scrittura a casa come un gioco, così che lui non li senta invece come un castigo e non si colpevolizzi ulteriormente..  questo comunque lo aiuterà.

Un caro saluto a lei e a Filippo

Amy

 

 

Cara maestra Amy ,
Ho trovato le Sue pagine per caso, e per la geografia mi aiutano i testi dell'Europa....Grazie ! ...Tutto e' molto simpatico!  
I Suoi consigli sono ottimi per  bambini.  
Da grande, anch'io voglio fare professoressa  :) ...
Frequento la SEI „ Dolac“( Rijeka )-Croazia.

Le mando un saluto d' amicizia   :)

        Matea   :)

cara Matea, grazie per le tue parole. Siamo felici che il nostro sito ti piaccia e che possa esserti utile. Un saluto affettuoso, augurandoti di diventare un'ottima insegnante.
ciao
Amy
 
 

 

 

Caro Dott. Aceti, maestra elementare per 40 anni, in pensione anche da mamma, in procinto di diventare nonna attempata, 
ho avuto la fortuna di sentirla recentemente a Savigliano, in mezzo a tutti quei genitori giovani e preoccupati.
Grazie per aver confermato alcuni miei atteggiamenti, sia con i figli che con gli alunni, i meravigliosi bambini a me affidati.
Certo che i piccoli corrono forti rischi alle prese con i genitori e gli insegnanti!
Mi divertirò  a leggere i suoi libri e spero che siano così avvincenti come la sua conversazione, senza le sue doti istrioniche!
Un cordiale saluto   

Anna Maria Turrini    70 anni

 

Gentile maestra , la ringrazio per i complimenti …..

Anch'io sono rimasto edificato per l'iniziativa del Comune di Savigliano. Mi sembra la strada giusta..

Un abbraccio fraterno

Aceti

 
Pubblichiamo questo appello che ci sembra molto importante:

Gentilissimi Tutti, mi chiamo Daniele Zanoni sono delegato provinciale dell'Associazione Italiana Dislessia per la provincia di Reggio Emilia, sono un dislessico adulto reputato, ai tempi della scuola, Distratto Svogliato e Asino, ma ora posso fregiare il mio nome con il titolo di Dottore, dopo un durissimo lavoro svolto privatamente. Comprendiamo che il vostro lavoro è durissimo e che svolgete le vostre mansioni con una grande carica e un grande senso del dovere, e comprendiamo anche che gli impegni sono davvero tantissimi. Ma comprendiamo altrettanto bene i problemi che affliggono le persone affette da DSA (dislessia, discalculia, disgrafia). Dietro a questa sigla si celano problemi nell'automatizzazione della transcodifica da e verso testo scritto, che in soldoni significa che un dislessico fatica molto di più di una persona nomrolettrice ad imparare a scrivere, leggere e/o far di conto pur avendo un intelligenza nella norma o addirittura superiore. Un dislessico si rende perfettamente conto di quanto queste siano operazioni semplici per le altre persone e, se non adeguatamente seguito, spesso cade in depressione o manifesta di ansia e tensione nervosa. Il problema esce con tutta la sua prepotenza sui banchi di scuola all'impatto con il testo scritto. Un dislessico impara altrettanto bene di un'altra persona, ma lo deve fare in modo diverso, perché non riesce a passare dal testo scritto. Questo comporta immense difficoltà specialmente nel mondo d'oggi in cui il testo scritto è diventato una priorità assoluta. Spesso un dislessico si vede negato quindi il diritto all'istruzione, che comporta inevitabilmente la violazione di molti altri diritti, poiché può succedere che egli non sia mai in grado di leggere e/o di scrivere in modo corretto. Un esempio banale: un dislessico, pur essendo perfettamente in grado di guidare e di riconoscere perfettamente tutti i segnali stradali, può non essere in grado di eseguire i quiz della patente nei tempi stabiliti, quindi, per la legge non potrà mai spostarsi con tale mezzo di trasporto.Vi ricordo che l'Italia è tristemente fanalino di coda europeo sulla questione DSA Al senato è in discussione un DDL sui problemi di DSA. Vi prego di interessarvi su tale versante. 

Ho scritto perché non vorrei mai che altri subissero le angherie che ho dovuto sopportare io, ma purtroppo, vedo che in quasi vent'anni troppo poco è cambiato, pertanto, vi chiedo un occhio di riguardo su un problema che riguarda un inconsapevole 5-10% della popolazione italiana (che sono indicativamente dai 3 ai 6 milioni di persone) senza contare gli stranieri europei ed extracomunitari.

Grazie del lavoro che state svolgendo,

Mi rendo disponibile fino da ora a qualunque chiarimento in merito.

Grazie dell'attenzione.

Daniele Zanoni

Associazione Italiana Dislessia sezione di Reggio Emilia.

 
 

Cara Amy, sono la mamma di un bambino di 9 anni che frequenta la IV elementare che, sia per carenze proprie, che per problemi legati a continue supplenze dell'insegnante di italiano, incontra delle notevoli difficoltà nello svolgimento dei temi. Sia io che mio marito cerchiamo di aiutarlo incitandolo a leggere molto, però vorrei sapere da te se esiste qualche espediente o qualche metodo da seguire per aiutarlo a superare questo difficile scoglio. Ti ringrazio anticipatamente della tua disponibilità e attendo fiduciosa una tua risposta.

Saluti Tess.

 
Cara Tess, come tu ben saprai per amare certe materie sicuramente ci vuole una certa propensione e poi un bravo insegnante. Se c'è grande passione, anche se l'insegnante non è il massimo, si riesce lo stesso a produrre cose egregie, ma se dal bambino non esce prepotente questa esigenza, con carenze di insegnamento non si può che peggiorare. Evidentemente tuo figlio non è molto interessato a questo modo di esprimersi e l'insegnamento discontinuo non lo aiuta ad appassionarsi. 
Che fare? Credo che il vostro aiuto, che peraltro gli state già dando, sia fondamentale. Come dicevo prima, l'esempio è molto importante per sostenere ed incentivare le predisposizioni, quindi continuate ad incoraggiarlo nella lettura, magari proponendogli i grandi classici di avventura o di un genere che a lui piace. Una volta letto un libro, aiutatelo a rielaborarlo discutendone insieme, prima oralmente, facendovi raccontare la trama, ponendogli domande e fingendo magari, per invogliarlo a parlare, di aver capito male la storia e di aver bisogno del suo aiuto per riordinarvi le idee. Poi provate a farlo passare alla fase scritta; anche qui se volete, potete usare noi come scusa il libro vi è piaciuto così tanto che volete farglielo raccontare per iscritto così da poterlo pubblicare tra le nostre recensioni... Può darsi che questi piccoli espedienti gli facciano pesare meno la sua fatica.
 
Di solito, inoltre, in quarta gli insegnanti propongono ai loro alunni una scaletta di argomenti per aiutarli a comporre un testo... si può trascrivere questa scaletta su un cartellone colorato ed appendergliela sopra alla scrivania, così che vedendola spesso, sia incoraggiato ad assimilarla. Se non hai a disposizione questa scaletta, riscrivimi e te ne invierò una.
Spero di esserti stata di qualche aiuto.

A presto

Amy

 
 
Cara Amy, ho molto apprezzato i tuoi consigli che seguirò sicuramente per aiutare mio figlio. Devo però chiederti un'altro favore: puoi mandarmi la scaletta di argomenti per comporre un testo? Nessuna delle insegnanti di mio figlio me ne ha mai parlato. Grazie in anticipo. 
Un affettuoso saluto, Tess.
 
Cara Tess, ecco qua alcuni schemini che si possono chiaramente adattare di volta in volta al tema che deve essere svolto.
Lo schema base che va bene per ogni tipo di testo è semplicemente questo:
-introduzione (si introduce l'argomento brevemente; es. domenica scorsa mi sono recato in gita a Firenze con la mia famiglia...)
-svolgimento (si continua con la descrizione abbastanza dettagliata degli avvenimenti; ho visitato....., abbiamo fatto un picnic...., ecc. ecc.)
- conclusione (si conclude il testo con le proprie impressioni; verso sera, ormai stanchi, siamo tornati a casa; io ero molto felice di aver trascorso.....)
Chiaramente si può ampliare e rendere più dettagliato, aumentando il numero delle domande e formulandole in ordine cronologico; ad esempio, se la richiesta è di descrivere una scena di un teatro, un film, un libro, un racconto:
- a quale libro (teatro, ecc. ) appartiene?
- perchè hai preferito questa scena?
- avresti cambiato o aggiunto qualche particolare? racconta
- dov'era ambientato?
- quali sono i personaggi principali?
- racconta brevemente la scena.
Altri schemi li potrete inventare insieme, scrivendo una scaletta di argomenti prima di iniziare i testi. Magari le prima volte lo puoi aiutare a formulare anche le risposte alle domande ed a legarle insieme così che si formi un testo scorrevole, poi puoi lasciarlo provare da solo e correggere solo il testo finito. Alla fine potrebbe arrivare anche a formulare lui stesso la scaletta di argomenti. Questa è utile soprattutto per ordinare le idee e non rischiare di perdersi senza saper più cosa scrivere.
Fammi sapere, se vuoi, se funziona
Un abbraccio e buone vacanze

Amy

 

 

Sono un'insegnante di scuola elementare, con incarichi di supplenze annuali. Quest'anno scolastico seguo come ins. di sostegno due bambini rispettivamente di 2^ e 4^ elementare. E' la prima esperienza di lavoro individualizzato e, benchè abbia passato momenti critici e di scoraggiamento, l'auguro a tutti voi. Nell'egoismo quotidiano non ci si accorge della sofferenza altrui, che può essere carburante per la propria esistenza. Un saluto affettuoso.
Silvia di Lecco

Evviva le insegnanti entusiaste!

 
..è un'iniziativa molto interessante e devo dirle che apprezzo molto la sua disponibilità soprattutto in questo momento che non ho molta stima per le "maestre"....o meglio di alcune maestre.
Sono la mamma di un bambino di 10 anni che è dislessico e disgrafico.
Ho individuato le sue difficoltà fin dalla prima elementare ed ho detto subito alla maestra che sospettavo fosse dislessico.
Non le racconto tutta la storia perchè è lunga, travagliata e devo dire anche un pò triste ma volevo raccontarle quale è la situazione attuale.
David frequenta la quinta elementare, ovviamente con grandi sforzi.
Ho fatto in modo che tutte le maestre avessero un colloquio con la neuropsichiatra che ha spiegato loro i piccoli accorgimenti da adottare con David, (non dare molta importanza alla calligrafia ma al contenuto dello scritto, cercare di dargli meno lezioni ma soprattutto di non metterlo in condizione di doversi sentire umiliato davanti ai suoi compagni).
Proprio ieri la maestra di matematica l'ha chiamato alla lavagna per svolgere un'esercizio che aveva appena spiegato (quindi un nuovo argomento) e  David non è riuscito a risolvere.
Davanti a tutti i suoi compagni lo ha sgridato dicendogli che "non capisce niente" e che, oltre a lei, anche tutti i suoi compagni sono stufi di doverlo aiutare............nonostante la piena fiducia che ho in mio figlio ho voluto, segretamente, chiedere la versione di alcuni compagni che hanno confermato la versione data...
Non può capire quanto mi ha fatto male il cuore vedere negli occhi di mio figlio l'umiliazione, vederlo piangere mentre si chiedeva perchè proprio lui deve essere dislessico!!
Sono molto arrabbiata con questa maestra e non solo perchè ha avuto questo atteggiamento ma perchè questo fa capire quanto poco sia informata sul problema dislessia.. (...)
Non so come comportarmi....
Mi scuso per questo sfogo ma vorrei in qualche modo poter sensibilizzare le maestre al problema dislessia che è sempre più presente tra i bambini.
Sono sicura che la maggior parte di genitori di bambini dislessici, possono confermare la mia teoria sulla  mancanza di disponibilità e di conoscenza del problema da parte delle maestre.
Mi creda, è un problema che si aggiunge a tanti problemi là dove invece dovrebbe esserci un'aiuto!!
La ringrazio per avermi letta e spero che tante maestre possano avere la stessa volontà e l'amore per il proprio lavoro come ha lei che porta ad essere disponibili con tutti gli alunni, dislessici e non dislessici!
Grazie
Gisella
 
Cara Gisella, ho letto volentieri la sua mail. Fa piacere vedere che i propri sforzi (disinteressati, tra l'altro, perchè dal sito sia io 
che i miei collaboratori non ricaviamo nulla, anzi dobbiamo pure pagare le spese e spesso "sopportare" ragazzi maleducati che chiedono con 
malagrazia e non danno niente in cambio) sono apprezzati da persone con cuore e sensibilità. Purtroppo devo confermare che ha ragione: tra i tanti insegnanti mal valutati e presi 
a pesci in faccia dalle istituzioni, ma con tanta voglia di fare bene, ci sono anche gli insensibili e i menefreghisti. E' anche vero che spesso sono male informati sui problemi 
degli alunni  (le confesso che anch'io ho solo vaghe nozioni sul problema della dislessia), ma è ovvio che se una persona ci tiene ai suoi alunni, si deve informare su come fare 
il loro bene. A volte purtroppo non è facile, perchè i genitori e le istituzioni (parlo del capo d'istituto o dell'asl) non aiutano, ma non mi sembra questo il suo caso. 
Penso che la signora in questione abbia bisogno di un  richiamo da parte sua. Magari tra qualche giorno, quando la sua giusta indignazione si sarà un pochino acquietata, 
le chieda un colloquio e le faccia presente con calma il dolore che ha causato a suo figlio. 
Se è una persona con appena un po' di decenza, si scuserà e starà più attenta in futuro (capita a tutti, purtroppo,  di essere nervosi per motivi propri e di sfogarsi ingiustamente 
sul primo che capita). Se invece non lo è, allora potrebbe informare della cosa il capo d'istituto che provvederà a richiamarla. Come mamma, credo che  non si debba lasciar 
cadere la cosa,  come insegnante spero che ci sia un chiarimento pacifico che porti la maestra a valutare David per quello che sa dare, più che per quello che non riesce a fare; 
può diventare l'occasione per  sensibilizzarla meglio sulla dislessia.
 
Tutto questo, è spiacevole dirlo, avviene anche a causa della mentalità "industriale" che si è instaurata da alcuni anni nella scuola: bisogna "produrre", creare dei "vincenti"... 
come in fabbrica, se un pezzo è "difettoso", lo si accantona, non c'è il tempo per cercare di aggiustarlo. E così si spiegano i tagli sulle insegnanti di sostegno, 
si fanno corsi d'aggiornamento per vendere l'aria fritta e, alle richieste di organizzare invece corsi con psicologi e psicoterapeuti per poter imparare a gestire gli alunni con disagi,
 si risponde che "sono solo problemi vostri" (esperienza personale, glielo assicuro). 
Non è solo per difendere la categoria, ma davvero a volte gli insegnanti non vengono messi in grado di poter svolgere al meglio il loro lavoro. 
Non disperi allora di incontrare anche persone valide, interessate davvero al bene di suo figlio.
Mi faccia sapere, se vuole, come si è risolta la vicenda.

Amy
Salve Amy,
mi sembrava giusto, oltre ad averne il desiderio di farlo, di aggiornarla riguardo alla mail che le ho scritto.
Oggi sono andata a parlare con l'insegnante.
Come anche Lei mi consigliava, sono stata molto delicata e prudente nell'affrontare l'argomento dicendole solo che avevo saputo da David del rimprovero che aveva avuto durante 
l'interrogazione...
Lei ha confermato il rimprovero negando le frasi che mi aveva riportato David come racconto dei fatti e in questo posso crederle perchè, forse, la frase "non capisci niente" era solo 
quello che lui ha realizzato dal rimprovero avendo veramente poca stima di se stesso.
Le ho spiegato che la reazione di David è stata disastrosa. Lei ne è rimasta veramente dispiaciuta e scusandosi mi ha detto che l'intenzione del rimprovero era di speranza di "scuoterlo" 
e di ottenere la sua attenzione.
Questo, come Le avevo già accennato, conferma che non ha nessuna nozione relativa alla dislessia.
Questo episodio, mi ha fatto venire in mente un'idea che spero possa portare aiuto a tutti..ho proposto all'insegnante d'italiano, di fare una lezione ai bambini dove spiega 
cos'è la dislessia con del materiale che le fornirò io con schede disegnate e con un piccolo racconto a fumetti di una classe dove c'è un bambino dislessico. 
Credo che essendo un argomento di attualità, possa essere utile oltre che alle maestre, anche ai bambini che, se un giorno avranno un'amico dislessico come David, sapranno di che 
cosa si tratta e non penseranno che forse è una malattia infettiva o chissà cos'altro...non crede?
Se può farle piacere, quando avrò finito questo lavoro, lo invierò anche a Lei.
La voglio veramente ringraziare perchè la sua mail mi è stata di aiuto e devo confessarle che mi è arrivata in un momento che ero veramente giù di morale.
(...) Problemi su problemi ma ho imparato a vivere oggi...un caro amico di famiglia mi disse un giorno: 
"Domani penserai ai problemi di domani..dopotutto  oggi è il domani di cui ti preoccupavi ieri"

Gisella
Carissima Gisella, possiamo darci del tu? Sono felice di sapere che le cose si sono chiarite. Appartenendo a tutte e due le categorie (mamma e insegnante) non potevo non sentirmi
 coinvolta nella tua vicenda. Trovo straordinaria la tua idea di coinvolgere insegnanti e bambini sulla conoscenza della dislessia e credo che il primo a trarne profitti sia proprio David 
che potrà essere capito e quindi aiutato meglio. E' fortunato ad avere una mamma in gamba come te... te l'assicuro, molti genitori preferiscono fare lo struzzo di fronte ai problemi dei loro
 figli e si decidono ad intervenire quando ormai è troppo tardi. Mi sentirei inoltre onorata di mettere lo spazio del sito a disposizione di quanto vorrai mandarmi da pubblicare sull'argomento.
 Anche mia figlia, che ha 9 anni, ha come compagno di classe un bambino con problemi simili e, nonostante io le ripeta in continuazione che il suo compagno ha solo qualche difficoltà nel 
riconoscere le lettere, ma non è certo uno zombie per questo, vedo che fa fatica ad accettarlo perchè non riesce a capire bene il suo problema. 
(...) penso comunque che per una donna la  cosa più importante siano i figli: sono pezzi del nostro cuore, nessuno può portarceli via. Lo stesso vale per la speranza: la speranza che il giorno 
dopo sia comunque migliore del precedente:  aiuta ad affrontare la giornata sempre con grinta ed ottimismo. Anche i problemi sembrano più accettabili. Coraggio!
Teniamoci in contatto.
un abbraccio
Amy
 
 
 
 
 

Dopo aver cercato…navigando in internet, mancandomi il tempo di farlo in altro modo, senza dubbio più approfondito, studiando, sento il bisogno di cercare nuovamente aiuto per un’alunna della mia scuola.

L’alunna, la cui situazione è stata portata alla mia conoscenza solo nello scorso mese di aprile, ha una diagnosi di discalculia evolutiva riconosciuta solo al termine della terza media, dopo anni di scuola fatti di ciò che molti conoscono bene e che bene si sintetizza nella frase che la Dott. ssa Lucangeli ripete al termine di alcuni suoi interventi in convegni: “ma allora lo dice lei alle mie maestre che non sono stupido”.

Poco sembra essere arrivato nella scuola superiore….

L’alunna frequenta la seconda dell’IPC alberghiero. In prima, la docente di matematica, info rmata dalla madre delle difficoltà di Alessia, si mostra umanamente accogliente nei confronti della ragazza, le lascia usare la calcolatrice e le tavole, ma le assegna comunque il debito. In seconda cambia l’insegnante di matematica e…trova una docente più rigida e meno sensibile , che continua a limitarsi all’uso della calcolatrice per facilitarla, ma le difficoltà aumentano all’aumentare delle richieste del programma. Nel corso di questo secondo anno si accentuano le difficoltà scolastiche di Alessia che affronta la sua adolescenza ed il conflitto con la madre, con sofferenze sempre maggiori. La madre, rilevando una scarsa attenzione nei confronti della figlia, chiede un colloquio con il vice preside, al quale descrive nuovamente il disagio scolastico della ragazza, che studia in modo discontinuo e che, per questo, accumula valutazioni negative anche in altre discipline.

Come dicevo, a marzo il vice preside mi mette in contatto con la signora ed io prendo a mia volta contatto con la NPI che l’ha seguita in fase diagnostica: mostro alla dottoressa che firma la diagnosi (non una diagnosi funzionale ma la sola diagnosi clinica, non essendo presenti altri deficit – QI 104) la programmazione di matematica e alcuni esempi delle richieste che vengono formulate nei compiti in classe e la dottoressa mi risponde che Alessia non può affrontare nessuna delle richieste lì espresse; le chiedo allora di stendere un documento che indichi nel dettaglio la dispensa dai compiti impossibili che poi comunico alla docente di matematica.

In sede di riunione del consiglio di classe, la tendenza di tutti gli insegnanti è solo quella di minimizzare le difficoltà dell’alunna (…ho già avuto alunni discalculici e nessuno era come Alessia, in realtà le sue difficoltà sono minime e lei è una fannullona, che non ha voglia di studiare e che presenta le sue difficoltà per elemosinare la promozione….) ed interpretano la richiesta di un intervento didattico rispettoso delle difficoltà, come “irrispettose” nei confronti di coloro che, pur in difficoltà , si impegnano al massimo: perché lei dovrebbe essere facilitata ma acquisire il titolo di studi, se i ragazzi disabili (con diagnosi funzionale) in caso di programmazione differenziata, non possono avere il titolo di studi valido? Questa è la richiesta che mi viene formulata. Illustro la documentazione del ministero che chiede misure compensative e dispensative, faccio notare che spesso gli alunni con DSA acquisiscono comportamenti oppositivi e spesso vengono interpretati come dei fannulloni, faccio notare quanto possa essere disturbante per una persona sentirsi dare dell’ignorante e della fannullona solo perché non PUò eseguire le prestazioni degli altri…Non vengo ascoltata.

Alla fine ottengo solo che il debito in matematica non costituisca motivo valido alla bocciatura e che quindi non faccia “cumulo” con altri. Ma il malessere di Alessia non viene ascoltato. I suoi voti e la sua negligenza vengono prima di lei e della sua storia.

Esco amareggiata dal consiglio di classe, ancora una volta devo toccare con mano quanto il potere degli insegnanti possa essere sordo e cieco, quanto rigidi possano essere.

Non chiedo sconti, chiedo che ci si interroghi, che ci si osservi con onestà e che ci si chieda quanto del proprio comportamento può aver portato Alessia ad essere poco motivata allo studio.  Per non acuire l’oppositività che (questa volta) sono i docenti a mostrare nei confronti della mia richiesta, non dico che il giorno dopo che ho dato tutta la documentazione in mio possesso alla docente di matematica, questa l’ha interrogata in classe chidendole di eseguire il calcolo di estrazione di radice, senza consentirle di usare altri strumenti che non fossero la calcolatrice…..Non l’ho detto e forse ho sbagliato, perché avrei dovuto aggiungere: cosa volevi dimostrare, che sei in grado di umiliarla, di farla crollare…..?

Alesia sta studiando poco, è troppo alterna e discontinua, il suo disagio adolescenziale è troppo alto e per questo non riuscirà (Dio non voglia) a risollevare la sua situazione, al di là della matematica, perché non ha energie sufficienti per dimostrare le sue ragioni, quelle di otto anni, men che meno adesso, quando si ritrova con un intero consiglio di classe che vuole solo dimostrare che le sue difficoltà, legate alla discalculia, non motivano l’insuccesso in altre discipline. Certo, è vero! Anzi, sarebbe vero se tutti noi fossimo fatti a cassetti: chiuso il cassetto dell’ora di matematica, tutto torna normale, ritorna la serenità…..ma così non è.

Quando ho chiesto, giorni fa, aiuto, mi è stato risposto che esistono ausili (excel, per esempio) che possono aiutare, baipassere la difficoltà.

Io non credo.

Vorrei davvero che l’associazione si accorgesse (sono del tutto ironica: so bene che l’associazione ne è ben consapevole e sta combattendo) che la difficoltà, per ora, fino a quando l’ignoranza non sarà colmata, va ben oltre il disturbo specifico, vorrei che l’associazione aiutasse la famiglia di Alessia, vorrei che aiutasse me a comunicare con questo insieme di docenti, coi loro preconcetti, con la loro cecità, vorrei che mi aiutasse a far comprendere come può essere l’anima di una ragazza riconosciuta discalculica a 14 anni….

Quanti altri ragazzi dovranno abbandonare la scuola o , per dirla con le parole del Ministero, dovranno scegliere scuole di baso profilo, prima che il corpo docente sia disarmato?

(il Dirigente scolastico, per aiutare i colleghi a comprendere ha detto: “anni fa un alunno mancino veniva obbligato a scrivere con la destra, oggi ne ridiamo o rabbrividiamo. Cerchiamo ora di capire!” ma…)

Lunedì farò l’ultimo tentativo per comunicare con l’unica docente che mi è sembrata disponibile ad...entrar nel merito, anche se è la più agguerrita (è l’unica docente che ha mantenuto continuità dalla prima) nell’affermare che l’atteggiamento della madre e della figlia è teso solo ad avere sconti, incurante di chi lo sconto non lo può avere, perché… “anche l’anno scorso si è fatta viva solo nel secondo quadrimestre solo per elemosinare la promozione” (cito testualmente).

Scusate il tono di questa mia lettera, ma non riesco a restare ferma davanti al pianto di quella madre che si pente di aver maltrattato la figlia, quando frequentava le medie, perché non andava bene a scuola, perché ancora non aveva imparato le tabelline….e che ora non sa come ricompensare per quelle litigate passate, non so restare ferma davanti al suo dolore nel quale tenta di mantenere la lucidità, e continua a sgridare e a punire Alessia per il 5 in storia, per il 3 in diritto…perché non ha studiato, e lì non ha giustificazioni. Anche lei vorrebbe una figlia…diversa, vorrebbe una figlia capace di avere successo a scuola. Le aveva fatto frequentare una scuola elementare montessoriana, per darle il meglio, ma in quella scuola non si erano accorti di nulla, alla scuola media ci si è posti il problema troppo tardi, perché troppe ferite erano state ormai date, lei stessa non se ne era accorta….è sempre troppo tardi. Anche per me, perché non ho mezzi sufficienti, anche in termini di conoscenze, per aiutare Alessia ed aiutare i suoi insegnanti a non perdere un’alunna, a non perdere in credibilità.

Io non dovrei occuparmi di Alessia, perché coordino le attività dei docenti di sostegno, mi occupo degli alunni disabili, ma da questo consiglio di classe sono uscita più stanca, molto più affaticata di quanto potessi immaginare: anche per me la montagna è troppo alta! Mi sento forse, seppure in piccolo, come Alessia: non ce la faccio e mi viene solo voglia di mollare tutto.

Chi mi legge voglia perdonare lo sfogo ed il linguaggio troppo poco formale per essere professionale.

Chiara

 

 

 

Che dire ancora? Come insegnante e come genitore, mi sento frustrata da queste situazioni... E' vero che, da fuori, è facile indignarsi e dire: ma dov'è stata la famiglia finora? Ma dove hanno il cuore quegli insegnanti? La verità è che la "stanchezza" dell'educare non la insegna nessuno e nessuno insegna come sconfiggerla (la scuola di oggi, soprattutto)... E così eccoci facili prede dell'errore educativo che è tanto più grave perchè rischia di segnare per sempre ragazzi e ragazze che porteranno i segni delle nostre azioni (o non-azioni)... e i ragazzi di oggi non sono più preparati a superare da soli certe frustrazioni...
Coraggio cara Chiara, non lasciarti prendere dal pessimismo, non cadere anche tu nella "stanchezza"... lo devi a te stessa come persona ed ai tuoi alunni che hanno bisogno di te e dei tuoi entusiasmi. Ti sono vicina
Amy

 
 
Carissima Chiara, è confortante leggere che non tutte le mamme sono sole nella lotta contro il muro di gomma dell'ignoranza presente nelle nostre scuole.
Io parlo come mamma di una ragazza dislessica, disortografica e discalculica. Da 3 anni combatto con la sua scuola, dove appunto viene giudicata come la furbetta di turno che cerca di aggirare l'ostacolo con la diagnosi di dislessia. Incollo la lettera che ho inviato alla sua scuola alla conclusione dello scorso anno scolastico per controbattere a una spiacevole telefonata col dirigente scolastico, terminata con urla da parte del dirigente, accuse infamanti, e soprattutto il telefono messo giù...
Io sono mamma, ma proprio per ciò che mia figlia ed io abbiamo affrontato, ho scelto anche di far parte attiva dell'associazione (AID), come Dnaiele che ha scritto quella bella lettera e tanti altri. Non possiamo smuovere le montagne ma cerchiamo di portare informazione, dedicando il nostro tempo e la nostra rabbia al raggiungimento del risultato. Mia figlia quest'anno dovrebbe concludere il suo ciclo di studi e io avrei potuto tirarmene fuori, ma ho pensato che un domani i suoi figli potrebbero incontrare le stesse difficoltà e che molti bambini oggi le incontrano, perciò non ho proprio potuto far altrimenti.
Questa è la lettera e da questa puoi capire che comprendo bene di che parli, ti chiedo di non rinunciare perchè Alessia merita che tu insista.
 

 

"Adesso che gli scrutini della classe IV° B hanno avuto luogo, posso rispondere con serenità, alle affermazioni che Lei ha fatto, durante la nostra ultima conversazione telefonica, senza che Le venga il sospetto, ch'io voglia chiederLe una “raccomandazione”. La prego sin da queste prime righe, di interpretare con il giusto spirito la presente, che non vuole di certo aumentare un evidente risentimento, già esistente, ma solo permetterLe di capire come io la pensi.

(...) Alla prima contestazione, legata al fatto stesso ch'io le abbia telefonato, ho in parte già risposto: ribadisco che volevo fare un passo indietro per tenderLe una mano, al fine di trovare una via comune, affinché sia la situazione scolastica vissuta da Samuela, sia la Vs, ne avessero miglioramento. E' evidente che o non sono riuscita a spiegarmi o sono stata fraintesa. Mi ha poi precisato che sarebbe stato il “garante” dei professori in primo luogo, e poi degli alunni, e sicuramente non di mia figlia, nel modo in cui io lo intendevo. Mi spieghi per favore: quale è “il modo in cui io lo intendevo”? Io riponevo in Lei la mia fiducia, esattamente nel modo in cui ho specificato nell'introduzione, Lei ha dato alle mie parole degli intenti che non hanno mai avuto, anche perché Samuela ha studiato regolarmente, dal primo all'ultimo giorno e non necessita certo di “raccomandazioni”. Ha denunciato poi, un continuo contatto tra me e mia figlia, lo ha definito come un “aggiornamento via Ansa”, mi pare... Francamente mi chiedo cosa ci sia di anomalo in questo? Se i ragazzi non si confidano con le famiglie, lo si ritiene sbagliato, se lo fanno, lo si ritiene sbagliato comunque: a chi dovrebbe rivolgersi una ragazza che a scuola ritiene di essere vessata, con azioni discutibili che varrebbe la pena di approfondire in quanto compiute da soggetti che esercitano inevitabilmente un potere? Se il Dirigente scolastico fosse pronto ad ascoltarla, potrebbe bussare alla Sua porta, per trovarvi all'interno, un garante imparziale... ma quando così non è? Lei ha tenuto anche a precisare che Samuela è maggiorenne: son contenta che lo abbia verificato, ma mi faccia capire che valore ha nella Sua scuola la maggiore età di mia figlia? Non è maggiorenne quando deve firmare la dichiarazione di assunzione di responsabilità, se deve partecipare ad un viaggio d'istruzione; non è maggiorenne, per incontrare i professori ai colloqui, né per firmare la propria scheda a fine quadrimestre, ma dovrebbe esserlo in questo caso? Dovrei lasciarla sola in questa situazione? E poi vi è davvero un'età in cui si smette di essere genitori e di occuparsi dei propri figli? Ricordavo che la legge, imponesse ai genitori l'obbligo dell'assistenza a vita... ma magari lo ricordo solo io. Mi ha anche accusato di spalleggiarla, a discapito di una crescita giusta; mi ha fatto notare che combattendo contro di Lei queste battaglie (evidentemente ritenute non giuste) non l'aiuterò a diventare un buon adulto. Io ritengo invece, in questo modo, di insegnarle a lottare, per l'ottenimento dei propri diritti, lotte che, nella propria vita, ognuno di noi si trova ad affrontare, a volte senza sapere come. Le sto insegnando che quando si è nel giusto, ci si impegna a fondo e ci si fa rispettare, che ciò che è un diritto per uno, lo deve essere anche per gli altri. L'Italia è fatta di isole felici e di altre un po' meno. E' con l'impegno di ogni cittadino che si possono cambiare le cose. Questo le insegno: ad assumersi le sue responsabilità, ma anche pretendere che gli altri facciano altrettanto.

Lei mi ha detto una cosa, che più di tutte mi ha ferito, e penso che di questa si dovrebbe scusare, non tanto con me, quanto proprio con Samuela, sebbene non mi faccia illusioni in tal senso. Mi ha detto che Lei ha un principio di base: “il dubbio”; il Suo dubbio è legato alla dislessia di Samuela; infatti ha proprio precisato che i compiti di italiano di Samuela son scritti da “non dislessica”, mentre la lettera all'insegnante è scritta “da dislessica”: ma che significato hanno queste definizioni? Quando il 16 aprile del 2005, ci siamo incontrati per la prima volta, per parlare della dislessia di Samuela, Lei mi aveva candidamente confessato di non conoscere l'argomento, mi aveva chiesto di poter tenere le circolari del MIUR, a firma del Direttore Generale Moioli e anche la dispensa per le scuole, preparata dall'AID (Associazione Italiana Dislessia), aveva constatato la mattina, che la dislessia non è un handicap, ma un disturbo (al pari dei disturbi della vista, o dell'udito) che colpisce persone senza disagi di tipo psicologico e soprattutto, dotate di intelligenza uguale, e spesso anche superiore alla norma. Perciò mi chiedo ancora che significato avranno avuto le Sue parole, cosa intendesse Lei con quel “da dislessica” o da “non dislessica”. Intendeva forse, che una ragazza dislessica non possa esprimere concetti profondi, mostrare capacità di ragionamento su un argomento proposto dall'insegnante? Ciò sarebbe offensivo, perché equivarrebbe a dire, che la ritiene dotata di minor intelligenza. Non credo intendesse questo. Quindi, qual'è l'alternativa? Che Lei non la ritiene dislessica, ma “furba”, capace di imbrogliare e scrivere in un modo o in un altro, a seconda della situazione? Ma se fosse così furba, perché mai dovrebbe scrivere male, una lettera da pubblicare su internet, e bene un compito in classe di italiano, che verrebbe corretto da una professoressa, che non valuta la sua disortografia, ma la forma e il contenuto? Per rispondere a questo Suo dubbio e per dimostrarLe che proprio queste divergenze comprovano la sua dislessia, prenderò in prestito le parole di uno studioso americano, Michael Ryan, psicologo che lavora nel Michigan (U.S.A.), specializzato nel lavoro con persone con disabilità di apprendimento, nonché dislessico egli stesso, trascrivendoLe alcuni passi del suo libro “PROBLEMI SOCIALI ED EMOTIVI COLLEGATI ALLA DISLESSIA”, tradotto in italiano da Enrico Savelli.

 

(...) I dislessici sono soggetti a grandi variazioni, che provocano in loro un effetto “montagne russe”. In alcune occasioni, essi riescono in attività molto al di fuori della portata dei loro pari. Un momento dopo, possono trovarsi di fronte ad un compito che non sanno risolvere. Molti dislessici chiamano questa situazione “camminare nei buchi neri”

(...) I dislessici hanno anche una prestazione incostante in uno stesso compito. Cioè, i loro errori sono inconsistenti. Per esempio, una volta ho chiesto ad un dislessico adulto di scrivere un breve saggio sulla violenza televisiva. Egli sbagliò cinque volte a scrivere la parola televisione. Comunque la sbagliò ogni volta in un modo diverso. Questa variabilità dell'errore rende la rieducazione più difficile. .

(...) Infine, la prestazione dei dislessici varia da giorno a giorno. Alcuni giorni la lettura può venire effettuata abbastanza facilmente, mentre in altri giorni essi possono essere quasi incapaci di scrivere il proprio nome. Questa inconsistenza crea un'estrema confusione non solo al dislessico, ma anche alle persone che hanno a che fare con lui. Poche altre condizioni di disabilità hanno un andamento così intermittente. Un bambino sulla sedia a rotelle resta inchiodato lì. (...) Per i dislessici, le prestazioni sono fluttuanti, ciò rende estremamente difficile all'individuo imparare a compensare, poiché non può prevedere l'intensità dei sintomi in un determinato giorno.

(...) Molti dei problemi emotivi causati dalla dislessia derivano dalla frustrazione sperimentata a scuola o nelle situazioni sociali. Gli studiosi hanno frequentemente osservato che la frustrazione provoca rabbia. Ciò può essere visto chiaramente in molti dislessici. L'ovvio bersaglio della rabbia dei dislessici dovrebbe essere costituito dalla scuola o dagli insegnanti. Tuttavia, è abbastanza comune per i dislessici sfogare la propria rabbia con i genitori e in particolare sulla madre.

(...) Sia gli insegnanti che i genitori dovrebbero offrire un incoraggiamento e sostegno consistenti e continui. Tuttavia ciò capita abbastanza raramente.

(...) Insegnanti e genitori devono premiare lo sforzo, non solo il “risultato”. Per i dislessici i voti sono meno importanti dei progressi.”

 

Credo che sulla veridicità o meno della dislessia di Samuela poco ci sia da aggiungere, salvo che esistono i correttori ortografici; persino i normali telefonini ne sono dotati... basta inserire una parola e solo se giusta essa compare sullo schermo. Un po' come il vecchio vocabolario, che però, per chi non riesce a ricordare l'ordine alfabetico, diventa impossibile da consultare. Ed ancora una cosa, per fugare i residui dubbi: chieda a Samuela come fa a distinguere e quindi scrivere la d e la b in corsivo minuscolo e maiuscolo; potrebbe avere una sorpresa: chiede alla compagna di scrivergliele su un foglio, che tiene davanti durante la copiatura, infatti le sue “brutte” sono scritte in stampatello.Quando Le ho parlato delle mai cessate difficoltà di intesa, con la professoressa di matematica, che continua a mantenere nei confronti di Samuela un atteggiamento negativo, fatto di frequenti rimproveri e di manifesta insoddisfazione che la mettono in soggezione e difficoltà, Lei ha ribattuto che mia figlia contesta le valutazioni dei docenti, attribuendosi le proprie, sulla base dell'impegno profuso nello studio. Il punto è che non si tratta di autovalutazioni, bensì di valutazioni di una insegnante di matematica e fisica, che presta la sua attività presso altro istituto superiore, che ne ha seguito la preparazione a titolo gratuito durante tutto l'anno e che mi ha puntualmente ribadito non solo l'impegno ma anche i risultati raggiunti da Samuela, quando ha potuto lavorare in condizioni di serenità, semplicemente lasciandole a disposizione il tempo per riflettere, la calcolatrice e il quaderno delle formule. Queste valutazioni non avranno valore per Lei, ma ne hanno per me, che al Suo pari ho diritto ai miei dubbi. Lei ha inoltre sostenuto che La infastidisco quando giudico la scuola, che non posso permettermelo, perché non sono disponibile ad ascoltarne le ragioni, ma io non concordo minimamente con questa tesi: mi sono sempre resa disponibile ad ascoltare le ragioni di tutti, pretendendo però altrettanto che fossero sentite le mie. Anzi, è proprio perché son sempre disponibile ad ascoltare, che ho composto quel numero di telefono, che L'ho disturbata durante il Suo lavoro, ed è con la medesima disponibilità che ora Le scrivo la presente, sebbene non ne abbia riscontrata altrettanta nei miei confronti."

Tiziana